Italia
Patto Prato città sicura, salta la visita di Alfano
Il ministro dell’Interno oggi in Irpinia per i funerali delle vittime dell’incidente Già pronte le richieste di amministratori, politici e categorie economiche
PRATO. Doveva essere il giorno di Angelino, del suo arrivo a Prato. Il motivo: il rinnovo del patto per Prato sicura, quello che dovrebbe portare più risorse per il contrasto all’illegalità. Condizionale d’obbligo visto che la visita del vicepremier Alfano, atteso questa mattina in Prefettura, è saltata per la partecipazione ai funerali di Stato in Irpinia. «E’ solo un rinvio, concorderemo una nuova data», fa sapere il senatore pidiellino Riccardo Mazzoni. Istituzioni e forze economiche avevano già fatto mente locale delle priorità da servire sul piatto di Alfano.
La stessa parola sicurezza, declinata in modi diversi, è quella che con tutta probabilità sarebbe più risuonata oggi alle orecchie del ministro. Per uno come l’assessore Milone il cui cavallo di battaglia è da sempre la guerra all’evasione fiscale, «Prato potrebbe diventare un laboratorio per la ricerca di strumenti normativi nuovi contro l’evasione».
Partite iva, chi verifica? L’assessore-sceriffo prende come spunto l’ultimo report della Camera di commercio: «Mentre a Prato gli artigiani non hanno soldi per chiudere le ditte, il 60% delle imprese cinesi non dura più di tre anni. La legislazione in Cina è tale che se un’impresa ha pendenze arretrate con lo Stato non può chiudere e poi riaprire. Ecco, vorrei più reciprocità di condizioni». Alla Camera di commercio Milone non le manda a dire. «Prima di accettare l’iscrizione di una nuova impresa, dovrebbe verificare se le condizioni sono regolari».
Il palliativo dei blitz. Se potesse fare l’elenco della spesa delle priorità, il deputato democratico Matteo Biffoni inserirebbe l’aumento di organico e strumentazione delle forze dell’ordine. «Mi riferisco all’ultima denuncia del sindacato di polizia», fa notare Biffoni. Che sull’evasione fiscale ha un’idea ben precisa. «Quelli di Milone sono blitz contro sciagurati. Il suo lavoro, che pure ha un senso, non risolve i problemi a monte. Intanto, insieme agli altri parlamentari pratesi stiamo lavorando a un accordo con lo Stato per reinvestire sul territorio una parte dei proventi dall’evasione. Va trovato lo strumento legislativo giusto». L’emergenza illegalità sta a cuore del primo cittadino che al governo chiede più risorse per intensificare i controlli. E i militari? «Non li vedo come un’alternativa: in una situazione particolare come quella di Prato, diciamo che tutto fa. Se la loro presenza fosse più mirata – fa notare Cenni - sarebbe meglio». Ne è convinto anche il senatore Mazzoni, che dei militari sostenne l’importanza per Prato all’epoca in cui sedeva in commissione Difesa alla Camera. «E la sostengo ancora – sottolinea – solo che dal punto di vista normativo dovremmo mettere i militari in condizioni di intervenire in modo più efficace e mirato». Bocciatura piena dell’esercito invece da parte di Biffoni: «In tempi di risorse limitate le risorse vanno ben indirizzate per rafforzare gli organici di polizia». Rafforzamento invocato anche da Mazzoni che, memore dei 10 milioni di euro volati in un anno e mezzo da un money transfer di via Pistoiese, preme sul tasto dell’emorragia di denaro verso la Cina. Sulla sicurezza declinata in chiave di centro destra, c’è invece l’affondo della segreteria provinciale del Pd Ilaria Bugetti. «Le scelte dell'amministrazione Cenni sono state fallimentari: si è preferito gettare fumo negli occhi dei pratesi, dall'esercito in centro ai blitz razzisti di Milone, anziché chiedere una riforma della legge Bossi-Fini».
Controlli per tutti. Se avesse avuto l’opportunità di guardare negli occhi Alfano, il presidente dell’Unione industriali Andrea Cavicchi avrebbe perorato la causa di tanti associati che, a suo dire, «percepiscono insicurezza e disparità nei controlli». In che senso? «Nel caso dell’Agenzia delle entrate, le verifiche vengono effettuate in base alla residenza ma sappiamo benissimo che molti imprenditori cinesi non hanno la residenza a Prato. I controlli vanno fatti su tutte le imprese, non solo sugli italiani perché è più facile rintracciarli. Prato soffre poi per la carenza di agenti controllori, in primis Ispettorato del lavoro». Di sicurezza ne sa qualcosa Canio Molinari, presidente dell’Unione commercianti, perché l’ha vissuta sulla sua pelle (ha subito una rapina alla sua tabaccheria). «Ormai - ammette siamo il bancomat della criminalità» .
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