Il Tirreno

Prato

Spediti in Cina 4,5 miliardi con il Money2Money

di Pasquale Petrella
Spediti in Cina 4,5 miliardi con il Money2Money

Ci sono 287 indagati, quasi tutti imprenditori orientali di Prato e Firenze Chiusa l’indagine del sostituto procuratore Pietro Suchan della Dda

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PRATO. E’ di quattro miliardi cinquecentounomilioni centottantanovemila e 227,58 euro l’ammontare delle somme trasferite in Cina fra l’ottobre del 2006 ed il giugno 2010 in maniera illegale attraverso decine di sportelli money transfer tutti collegati alla società Money2Money con sede a Bologna e facente riferimento a due famiglie, una cinese ed una italiana.

E’ questo quanto si legge nella comunicazione di fine indagine da parte del sostituto procuratore della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Firenze, Pietro Suchan che ha indagato 287 persone e, a suo tempo, chiesto ed ottenuto la misura della custodia cautelare per diciassette cinesi e sette italiani. Ventidue finirono in carcere, due ai domiciliari.

Furono sequestrate anche 73 aziende e 181 immobili, 300 conti correnti in 50 banche e 166 auto di lusso. Per gestire tutto questo patrimonio sono stati nominati custodi ben cinque professionisti: Maurizio Accardi, Alessandro Borraccino, Riccardo Salvini, Mauro Borgi e Barbara Colcellini.

La lunga lista degli indagati parte con i nomi di coloro che, secondo gli investigatori, sono le menti dell’associazione e che stanno dietro alla società Money2Money, ovvero Jianhan Cai, 66 anni, originario di Hubei in Cina, e residente a Milano, con i figli Cheng Qiu di 40 anni e Chengchun di 44 e, a seguire, la famiglia di italiani di Luciano Bolzonaro, 70 anni, originario di Malalbergo e residente nella vicina San Lazzaro di Savena in provincia di Bologna, con i figli Fabrizio di 46 anni e Andrea di 40. La loro alleanza più una normativa in materia poco stringente, controlli all’acqua di rose e la necessità da parte di orientali imprenditori o a capo di organizzazioni criminali di spedire in Cina, senza lasciare tracce, denaro guadagnato in via illegale per poterlo riciclare, avrebbe permesso di gestire un fiume di denaro pari a una manovra finanziaria come quella di un paese come il Belgio.

Soldi in grandissima parte spediti dall’area delle province di Prato e di Firenze ma anche da Milano e Roma, con piccoli rivoli provenienti da molte città italiane senza discontinuità da Trieste fino a Palermo.

L'indagine è partita nel 2007 dopo un'ispezione anti-riciclaggio fatta dal Nucleo di polizia tributaria di Prato allo sportello money transfer “Sweet point” di via Filzi, gestito da cinesi, che accertò il transito in poco più di un anno di centinaia di milioni di euro diretti verso la Cina. Un'enormità che andava spiegata. Un fascicolo sul riciclaggio di denaro sporco fu aperto dal sostituto procuratore Benedetta Foti, poi l'inchiesta passò alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, infine la Direzione nazionale l'assegnò alla Dda di Firenze, dove il sostituto procuratore Pietro Suchan ha dato nuovo impulso alle indagini e ha chiarito il mistero di quel fiume di soldi.

Microspie, telecamere e pedinamenti effettuati soprattutto su alcune agenzie di money transfer come la Libreria Ou Hua di Wu Zhengmian di via Cavour 13 a Prato e la World Wide Travel Group di Firenze, dove si sono concentrate le maggiori operazioni di trasferimento di denaro hanno permesso agli investigatori di ricostruire il puzzle dell’organizzazione e della metodologia dei trasferimenti per non lasciare tracce. Il sistema approntato per sfuggire ai controlli è semplice: l'importo viene diviso in tranch di 1.999,99 euro e si attribuisce la transazione a prestanome o soggetti del tutto ignari (con la falsificazione di documenti). Il costo per chi spedisce è di circa 15 euro per ogni trasferimento, il costo di un documento falso a cui intestare il bonifico è di 5 euro e così c’è la convenienza di tutti a portare avanti il malaffare. Guadagna chi spedisce i soldi perché li può riciclare senza dichiararli al fisco, ci guadagna il money transfer perché ci prende le laute provvigioni.

Fra i 264 indagati e non arrestati ci sono molti imprenditori titolari di ditte di confezioni, di import-export o di altre aziende comunque gestite da cinesi. Facendo i vari riscontri fra le persone filmate nei money transfer e le operazioni effettuate, ad esempio, i finanzieri sono riusciti a stabilire che 356.612.884,71 euro spediti in Cina dal money transfer Libreria Ou Hua di Prato sarebbero direttamente attribuibili a soli 163 mittenti reali, per un ammontare pro capite di quasi due milioni e duecentomila euro. Stessa cosa per il World Wide Travel Group di Firenze con i suoi 188.644.904 euro spediti per 155 mittenti reali accertati. Il fiume di denaro è talmente elevato e il meccanismo così oleato che le rimesse verso la Cina attraverso la società “ Money2Money” decollano dagli 83 milioni nel 2006 fino ai quasi due miliardi nel 2009. Adesso il magistrato Pietro Suchan deciderà le richieste per i vari indagati e il processo potrà partire.

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