La protesta di Giuseppe, il correntista di Prato che chiude il conto BpV
Dopo che le opere della collezione degli Alberti sono finite a Vicenza, Moretti ha deciso di chiudere ogni rapporto con la banca: "Non ho più fiducia"
PRATO. Dagli slogan ai fatti; Giuseppe Moretti chiude il conto alla BpV dopo 47 anni di fedeltà assoluta alla banca. Ha visto di persona portare via i quadri di notte «quasi fossero dei ladri» e ha spesso visitato la Galleria degli Alberti, «Quando era aperta entravo a lustrarmi gli occhi», e ora vuole chiarezza. «Quando sono nato - spiega – mio padre mi ha aperto un conto a quella che al tempo si chiamava Cassa di Risparmio di Prato. Ho sempre dato fiducia alla banca, anche durante il crack Bambagioni - Prospero, sono rimasto fedele quando è arrivata MpS e la Banca Popolare di Vicenza, ma ora rompo il patto perchè voglio chiarezza nel comportamento dell'Istituto bancario rispetto al ritorno dei quadri in città». Moretti lunedì mattina, mentre si trovava nella sede centrale, ha chiesto un appuntamento con la direttrice per chiedere informazioni sulla collezione. «E' stata molto gentile anche se all'inizio stupita della mia richiesta. Ovviamente mi ha detto che non aveva risposte così le ho comunicato che avrei chiuso il mio conto e avrei cercato di convincere anche i miei amici e conoscenti».
«Gianni Zonin può fare quello che vuole dei quadri, visto che sono stati comprati insieme alla Cassa di risparmio di Prato, però ha l'obbligo di comunicare cosa ne intende fare; se volesse aprire una sorta di Louvre a Vicenza lo potrebbe fare, ma deve mandare una lettera a tutti i correntisti; buona parte di quelle opere sono state comprate con i nostri soldi e sono a garanzia dei nostri risparmi. Ogni giorno arrivano comunicazioni pubblicitarie assurde, una volta tanto potrebbe arrivare un' informazione seria».
Moretti, consapevole che il suo gesto è una goccia in mezza all'oceano, ha comunque chiesto che la direzione centrale di Vicenza venisse messa al corrente della sua forma di protesta. «Non sono certamente nella posizione di dare ultimatum, ma se le opere non torneranno a Prato, ipotesi che ormai è quasi una certezza, ho il diritto di dimostrare il mio dissenso verso questa politica scellerata, in modo pratico e cioè non avendo più niente a che fare con questi signori». Moretti è critico anche verso il presidente della Provincia Lamberto Gestri: «E' assurdo che l'unico atto che ha fatto sia stata una telefonata a Zonin, in questi casi si prende la macchina, si va a Vicenza e si discute, si alza la voce e se non si ottiene niente si torna a casa e si racconta tutto ai concittadini. Nella macchina ci sarebbero stati bene anche l'assessore alla cultura di Comune e Provincia e il sindaco. Del resto ha una grande responsabilità anche la Fondazione, costituita prevalentemente da pratesi».

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