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Prato, per Vittorio Sgarbi le opere della banca valgono 15 milioni

Giulia Stefanini
Prato, per Vittorio Sgarbi le opere della banca valgono 15 milioni

È la stima del critico d’arte sulla Madonna con bambino di Lippi, l’incoronazione di spine del Caravaggio e il crocifisso con cimitero ebraico di Bellini che la Banca popolare ha trasferito da Prato a Vicenza

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Quasi 15 milioni di euro: questo il valore delle prime tre opere scippate dalla Popolare di Vicenza a Prato. «La Madonna col Bambino di Lippi ha un valore che si aggira sui 2/3 milioni di euro»: è questa la valutazione del critico d'arte Vittorio Sgarbi. «L'Incoronazione di spine del Caravaggio - altra opera contesa - è legata alla città in quanto proviene dalla collezione fiorentina dell'avvocato Angelo Cecconi. L'opera è stata restaurata nel 1974. La sua quotazione si aggira sugli 800mila euro, dal momento che non ha un'attribuzione certa al Caravaggio». «Il crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini è invece un'opera da museo - sottolinea il critico d'arte - ed è quotato 10 milioni di euro».

Secondo Sgarbi, però, non tutte e tre le opere hanno lo stesso legame con Prato. Il legame che Filippo Lippi ha con Prato è evidente: pittore fiorentino, attivo sul territorio negli anni che vanno dal 1452 al 1465, fu uno dei maggiori esponenti del Rinascimento. «Il crocifisso con cimitero ebraico rimane invece slegato da Prato, in quanto Bellini era pittore veneto: trovo quindi - afferma - che l'opera sia più adatta a Vicenza che a Prato, per continuità territoriale. Tra l'altro non ho nulla da eccepire circa la sua collocazione: è ospitato a palazzo Thiene, splendido esempio di architettura rinascimentale. Non a caso, è stato ristrutturato dall'architetto Andrea Palladio (1542), nome di spicco del Rinascimento fiorentino».

Secondo il critico d'arte, «è giusto che la città di Prato desideri avere quello che le spetta, ma - aggiunge - solo a livello teorico: le opere che erano ospitate a Palazzo Alberti non hanno nessun vincolo pertinenziale, cioè non sono radicate o consacrate al territorio. Capisco le proteste dei pratesi ma trovo che si tratti di un falso problema». Sgarbi afferma che «non c'è nessun diritto acquisito sulle opere. E, una volta che una istituzione compra un patrimonio, ne fa quello che vuole». E porta l'esempio - al contrario - di Banca Intesa: quando ha acquistato il Banco di Napoli ha lasciato nella sede museale napoletana del gruppo Intesa San Paolo l'opera del Caravaggio "Il Martirio di Sant'Orsola" (1610).

«Si tratta di scelte - conclude - non ci sono vincoli territoriali. Certo, c'è da aggiungere che la Popolare di Vicenza ha fatto un acquisto con lungimiranza e oggi si ritrova con un bel patrimonio che non credo vorrà restituire alla città di Prato».

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