«Parole sgradevoli e arroganza gratuita» Gestri attacca Zonin
Il rifiuto di riportare a Prato i capolavori rinascimentali apre la crisi fra i vertici della banca vicentina e la città
PRATO. Ora è guerra aperta: «Voi non ci ridate i capolavori della nostra città e noi boicotteremo la vostra banca».
Il guanto di sfida è stato lanciato in una torrida domenica di luglio e pare difficile che possa raffreddarsi con un semplice temporale estivo. Ci vorrà molta diplomazia e tanto buonsenso, ma intanto la battaglia ha avuto inizio e non è facile capire come si evolverà.
Da una parte i vertici della Banca popolare di Vicenza che il 20 dicembre del 2002 acquisirono dal Monte dei Paschi di Siena il 79% della proprietà di CariPrato pagandolo 411,2 milioni di euro.
Dall'altra la città, o meglio quella parte della città che in questo momento prende le sembianze del presidente della Provincia Lamberto Gestri e del presidente dell'Unione industriale pratese, Andrea Cavicchi.
In mezzo: i tre capolavori rinascimentali originariamente di proprietà della Cassa pratese e da sempre custoditi nella Galleria di Palazzo degli Alberti, sede centrale dell'istituto pratese, che nel dicembre 2011 sono stati trasferiti nel Museo Thiene, sede storica della Banca popolare di Vicenza, per far parte della mostra: "Lippi, Bronzino, Caravaggio. Capolavori sacri e profani della Collezione Toscana della Banca popolare di Vicenza". La mostra si è chiusa nel febbraio scorso e "Il crocifisso con cimitero ebraico" di Giovanni Bellini, la "Madonna col bambino" del pratese Filippo Lippi, e la "Coronazione di spine" del Caravaggio avrebbero dovuto aver già fatto ritorno a Prato. Questo non è ancora avvenuto nonostante la rassicurazione data nello scorso mese di aprile dal direttore generale area centro sud della Banca vicentina, Costante Turco, all'assessore alla cultura del comune di Prato, Anna Beltrame.
In quella circostanza il dirigente vicentino dichiarò che le opere sarebbero state lontane da Prato solo il tempo necessario per mostre temporanee. Una rassicurazione che evidentemente è servita solo per allungare i tempi con la speranza che il tutto passasse prima o poi nel dimenticatoio.
Ma così non è stato. Il casus belli lo ha creato il consigliere provinciale dell'Udc, Francesco Querci che ha presentato una interpellanza al presidente Lamberto Gestri per sapere quale fosse la sorte di quei capolavori che i pratesi ritengono un patrimonio artistico della città e che da oltre un anno e mezzo si trovano a Vicenza. Il tentativo del presidente della Provincia di Prato, per dare una risposta al consigliere, si è scontrato col muro alzato dal presidente della BpV, Giovanni Zonin. Un muro poco garbato che Gestri non gradisce e che mette nero su bianco. «Ho ancora nelle orecchie l'eco sgradevole delle parole di Giovanni Zonin. Nel tono e nella sostanza del colloquio con il presidente della Popolare di Vicenza c'è un di più di arroganza gratuita, non commisurata alla semplice domanda di informazioni circa la sorte della collezione… Perché il presidente della più importante banca del territorio sceglie, per riaffermare i propri diritti da nessuno negati, la via della chiusura negando ogni possibilità di dialogo con i pratesi? Dobbiamo dare una risposta forte alla banca…"
E l'appello di Gestri non cade nel vuoto. A rafforzarlo in maniera energica ci pensa il presidente dell'Unione industriale di Prato, Andrea Cavicchi che ci va giù duro, «Boicottiamo la banca. Oguno di noi prenda una posizione come privato cittadino» dice. E fa sapere che oggi parlerà della questione al consiglio direttivo di Confindustria Prato per decidere quali provvedimenti prendere. «Una banca che non riporta a Prato delle opere d'arte può essere definita banca del territorio?» Si domanda Cavicchi che aggiunge: «Più volte siamo andati a sollevare difficoltà all'istituto di credito dicendo che avevamo la sensazione che stessero facendo una politica di raccolta senza andare incontro alle esigenze delle piccole aziende pratesi. Ci è stato sempre risposto che non era così, dandoci una serie di indici e numeri. Con il comportamento avuto con le opere hanno detto molte cose ed è arrivato il momento di farci sentire».
I capolavori rinascimentali non restituiti rischiano così di diventare il cavallo di Troia per tutte quelle richieste, interessi e malumori che bollivano sotto la cenere per una banca ritenuta sempre più lontana dal territorio e che ora potrebbero venir fuori con rabbia.
Gestri, d’altronde, aveva parlato di una nuova banca fatta dai pratesi, già nella sua campagna elettorale di quattro anni fa.
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