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Credito Cooperativo a Prato, l’indagine sul presidente Bettazzi: la versione di Asm

Credito Cooperativo a Prato, l’indagine sul presidente Bettazzi: la versione di Asm

Il direttore della partecipata del Comune Sandro Gensini: “Ci ha sfiorato il dubbio che potesse nascere un problema di opportunità rivolgendoci a Bettazzi”. La banca: “Nessuna responsabilità dell’istituto nel pagamento di un importo modesto a fronte di una fattura”

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PRATO. Indagine della finanza sul prestito della Banca di Credito coopertivo area pratese ad Asm, aziende al 99,8% di proprietà del Comune, nella quale è indagato, assieme a due dirigenti dell’istituto di credito, anche il presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi: Asm fa chiarezza.Dai vertici della partecipata del Comune, che comunque non risultano indagati, trapela imbarazzo ma anche uno sforzo di chiarezza del direttore Sandro Gensini.

«Il rinvio della Tares a febbraio ci ha creato grossi problemi - spiega Gensini - Avevamo bisogno di qualcuno che poteva sondare le banche e abbiamo scelto Bettazzi perché sapevamo che conosceva l’azienda. Era la prima volta che ci servivamo di lui e, a essere onesti, il pensiero che potesse nascere un problema di opportunità ci ha sfiorato». «Ha prevalso l’aspetto professionale» sostiene il presidente Alessandro Canovai. Secondo Gensini, Bettazzi ha percepito «alcune migliaia di euro» da Asm a titolo di rimborso spese. In Comune circola anche una cifra, 14.000 euro, ma il presidente Canovai non è in grado di confermarla. Quello che al direttore Gensini preme chiarire è che il prestito ottenuto dal Credito cooperativo è stato ai tassi di mercato, niente di più e niente di meno.Se poi l’operazione abbia sconfinato nella corruzione, della banca nei confronti di Bettazzi, sarà la Procura a valutarlo.

Sulla vicenda parla anche il Credito Cooperativo: «L’Asm gode di linee di credito presso la banca dal gennaio 2012, prima dell'intervento di qualsivoglia mediatore creditizio o fornitore di servizi». Lo precisa l’istituto di credito in una nota. E aggiunge: «Le linee di credito sono state concesse previa effettuazione di accurate istruttorie interne e di attenta analisi di fattibilità; la banca sostiene costi annui per servizi nell'ordine di diversi milioni di euro; dunque, alla Banca non può essere addebitata alcuna responsabilità con riferimento all'eventuale pagamento di un modestissimo importo, a fronte dell'emissione di un documento fiscale formalmente regolare, per servizi effettivamente forniti».

E ancora: «Ribadendo la massima fiducia nell'operato della magistratura e dell'autorità di polizia giudiziaria delegata alle indagini, la banca richiama gli organi di informazione allo svolgimento della propria attività - sacra ed irrinunciabile in ogni contesto democratico - in modo responsabile, tale cioè da non creare infondati allarmismi e inesistenti, scandalistici coinvolgimenti dell'Istituto in eventuali responsabilità di terzi, ancora tutte da appurare».

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