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Le tante anime del Pd di Prato cercano un’intesa prima delle primarie
Bocciata la proposta della segretaria Bugetti di far rientrare in segreteria alcuni dei nove che se n’erano andati. I renziani chiedono il congresso entro ottobre
PRATO. Clima pesante nel Pd di Prato. A tendere animi e rapporti - scintille che si manifesteranno domani sera (mercoledì 10) in sede di direzione convocata alle 17,30 - è questa sfuggente fase congressuale che dovrebbe essere già aperta, ma forse anche no. Con le regole che ancora non si conoscono e con le date ballerine. Si scontra il Pd nazionale, si scontra il Pd locale. E lo fa, come d'uso a Prato, a porte chiuse.
Due le riunioni nelle quali una parte di Pd ha chiesto alla segretaria Ilaria Bugetti una cornice congressuale condivisa per evitare lotte all'ultimo sangue tra le anime del partito: pari opportunità fino alle primarie per il segretario nuovo senza alcuna aspettativa di trovare un accordo su un nome unico. E - richiesta ancora più pressante - la presa d'atto che una stagione politica è finita, che c'è bisogno di cambiare. Anime del partito, si diceva, che anche a Prato sono parecchie: renziani, civatiani (Occupy , in prevalenza, quindi i giovani ), cuperliani e bersaniani "liquidi" in cerca di nuova collocazione. Tutti alle prese con due appuntamenti vitali: congresso e le amministrative 2014.
La segretaria Bugetti la strada per compattare l'aveva individuata ma con una formula che non ha trovato adesioni: reinmettere nella segreteria alcune figure, di fede diversa - dopo l'addio di nove membri alcuni mesi fa - così da garantire la stabilità ma con lei come perno centrale fino al congresso o forse anche più in là (anche se pare che Bugetti non abbia alcuna voglia di tentare il bis). Proposta bocciata praticamente da tutti e alla fine rientrata. I "renziani" chiedono uno sforzo di chiarezza e che la segreteria si impegni ufficialmente ad andare al congresso entro ottobre (e se le primarie per il candidato segretario nazionale saranno fissate a dicembre i tempi non dovrebbero differire molto), ma chiedono anche un congresso "aperto" almeno a tutti quelli che hanno sottoscritto l'albo degli elettori del centrosinistra nelle scorse tornate di primarie. Lo stesso - un patto politico ancora non ufficializza ma pare piuttosto forte - vogliono alcuni transfughi della segreteria ex bresaniani: Ilaria Santi, Simone Mangani, Gabriele Alberti tra gli altri.
Alla finestra, per il momento, la compagine "franceschiniana" che chiede il congresso per il cambiamento anche a Prato ma che per ora "balla da sola". Se però dovesse un domani trovare una linea d'azione comune - magari trascinata dalle alleanze nazionali - con renziani ed una parte di ex bersaniani, andrebbe a formare un blocco compatto anche numericamente. Una linea che porti vero il congresso del Pd di Prato probabilmente emergerà dalla direzione di domani che una buona fetta di partito vuole diventi la "camera di compensazione" delle tensioni.
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