Il presidio
Eurotintoria presentata offerta da un milione di euro
Bini e Baroncelli si sono offerti di acquistare le quote Go-Fin ma il Tribunale di Prato sembra indirizzato a optare per un’asta
PRATO. Un’offerta da un milione di euro è depositata sulla scrivania dei curatori fallimentari della Go-fin per il 50% delle azioni dell’azienda Eurotintoria. A presentarla due imprenditori pratesi che già detengono le restanti quote della tintoria pratese, Roberto Bini di Borgosesia e Franco Baroncelli della Ciatti e Baroncelli. Soci storici insieme alla Go-fin, finanziaria ora fallita della galassia Sasch.
Eurotintoria non è nel crac della Go-fin
Sulle motivazioni che hanno portato a fare un’offerta per riprendere il 100 per cento di una delle tintorie più importanti del distretto tessile non vuol parlare nessuno degli interessati ma appare evidente che in una fase di così forte crisi per le aziende tintòrie e della rifinizione avere in seno al consiglio di amministratore curatori nominati dal Tribunale e che ragionano solo nella logica di tutelare il credito è un po’ come avere una malattia grave all’interno dell’azienda nonostante ormai questa situazione vada avanti dal 2011. E già nel 2010 Bini e Baroncelli avevano dichiarato che in caso di necessità sarebbero intervenuti.
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I rapporti con gli enti di credito in una situazione del genere sono assai più difficili come è impossibile prendere decisioni a lungo termine senza il parere positivo dei commissari. Va da sè quindi che i due soci ormai all’interno dell’azienda (che nel 2012 ha registrato una perdita d’esercizio di oltre 400mila euro) hanno avuto ben poca scelta. Va inoltre ricordato che Eurotintoria, nonostante le buone performance legate al lavoro, soffre di una pesante situazione debitoria (oltre 12 milioni di euro in base al bilancio 2012) e, come le altre aziende della stessa tipologia subisce un aumento di circa il 20% delle spese energetiche rispetto agli altri paesi europei. Nella relazione della gestione 2012 emerge infatti che l’energia elettrica è passata da 758mila euro a 985mila euro, il consumo dell’acqua industriale da 383.000 456.000 e i combustibili da 935.000 euro a 1.122.000 euro. Alla richiesta di acquisto delle quote societarie, presentata un paio di settimane fa - e annunciata nell’ultima assemblea dei soci del maggio scorso - non è però ancora arrivata una risposta ufficiale anche se sembra che il giudice abbia intenzione di prediligere la via dell’asta in modo da dare la possibilità ad altri imprenditori di farsi avanti.
Un’ipotesi che sembra non dispiacere neppure agli attuali proprietari che pur avendo presentato un’offerta in modo da smuovere la situazione non disdegnerebbero affatto di veder entrare nell’azienda risorse fresche ed esterne ai loro patrimoni.
Ulteriori informazioni sulla probabile asta sono attese per i prossimi giorni.
E’ invece ferma la situazione delle altre imprese della parte commerciale della galassia Sasch. L’asta per la vendita del marchio è andata deserta mentre per l’immobile di via Einstein si aspettano tempi migliori.
Per quanto riguarda invece l’inchiesta penale che coinvolge gli amministratori delle varie società, in particolar modo Go-Fin e Sasch la chiusura delle indagini sembra rimandata a settembre.
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