Italia
Modesto, Marcello, Dino e Ugo morirono sull’Oria. La verità accertata dopo settant’anni
Le ricerche sono state portate avanti dal Cdse di Vaiano con la Regione. Tutto è cominciato con il ritrovamento della gavetta di Dino Menicacci sul fondo del mare, dove affondò il piroscafo
VAIANO. Quattro famiglie pratesi, dopo quasi settant'anni di attesa finalmente hanno un luogo dove piangere i propri morti. Modesto Pacini di Migliana Marcello Nistri e Dino Magnolfi di Prato insieme a Ugo Chiaramonti di Vernio sono gli ultimi quattro nomi accertati che sono morti nella tragedia del piroscafo Oria.
Il ritrovamento è il frutto di un lungo e paziente lavoro realizzato dal Cdse di Vaiano con il supporto del Comune di Vaiano e della Regione Toscana. “La Regione investe sulla memoria storica – ha sottolineato Massimo Cervelli durante la serata organizzata al Ninfeo della Villa al Mulinaccio – perchè altrimenti non c'è costruzione del futuro.” La vicenda dell' Oria, affondato vicino a Capo Sounion il 12 febbraio del 1944 con 4200 prigionieri italiani che si erano rifiutati di aderire al nazismo dopo l’Armistizio dell'8 settembre, ha uno stretto legame con Vaiano; il Comune bisentino avvertito del ritrovamento di una gavetta con le iniziali M.D. Vaiano (Menicacci Dino residente a Vaiano di Prato), è diventato il capofila di un progetto destinato a dare risposte ai familiari ancora in attesa di sapere la verità.
La gavetta ritrovata di Dino Menicacci
“La nostra – ha sottolineato Luisa Ciardi assessore alle politiche giovanili e ricercatrice presso il Cdse- è una ricerca certosina; cerchiamo di ricostruire la storia dei militari intrecciando i dati della storia personale con quelli dell' anagrafe del comune di residenza e quello militare. In due anni siamo riusciti a rimettere insieme diverse tessere di questo immenso puzzle che riguarda l'Italia intera”.
Nuovi nomi emergono dai fondali del mar Egeo
Ospiti della serata, oltre alle famiglie dei militari dispersi, anche il sindaco di Sounion che ha annunciato di voler costruire un monumento alla memoria dei militari italiani che sarà inaugurato il prossimo 12 febbraio in occasione della ricorrenza del settantesimo anniversario della tragedia, e Aristotelis Zervoudis il sub che ha ritrovato la gavetta di Menicacci. La serata si è conclusa con lo spettacolo “La gavetta infondo al mare” tratto dall'omonimo libro scritto dal giornalista Paolo Ciampi. “Abbiamo voluto unire – ha spiegato la responsabile del Cdse Alessia Cecconi – l'aspetto storico con quello artistico, passando per i ragazzi della scuola di musica di Vaiano”. La suggestiva cornice del Ninfeo ha fatto da sfondo al monologo recitato da Andrea Giunti. Una serata piena di ricordi, anche dolorosi, ma che ha unito in modo trasversale popoli e generazioni differenti.
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