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Prato

Case popolari, saranno rimossi 10mila metri quadrati di coperture in amianto

Carlandrea Poli
Case popolari, saranno rimossi 10mila metri quadrati di coperture in amianto

La notizia l’ha data l’assessore del Comune di Prato Mondanelli in consiglio. Al loro posto saranno installati pannelli fotovoltaici per una spesa di 2,3 milioni di euro

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PRATO. Il Comune rimuoverà 10.000 metri quadrati di coperture in amianto dalle case popolari, impiegando 2,3 milioni di euro recentemente sbloccati da un accordo fra il Lode – i Comuni soci di Epp – e la Regione. Al loro posto pannelli fotovoltaici. A comunicarlo è stato questo pomeriggio l'assessore alle politiche sociali, Dante Mondanelli in risposta ad una domanda d'attualità presentata dal consigliere comunale di Prato Libera e Sicura, Giancarlo Auzzi. “Fa parte di un intervento più ampio di complessivi 5 milioni di euro. Oltre alla bonifica degli edifici di edilizia popolare dall'eternit destineremo il resto alla costruzione di 14 nuovi alloggi a San Giusto”. A risaltare è sicuramente l'ampiezza della superficie complessiva rimasta nel tempo intatta in amianto. Scoperta ad avviso dell'amministrazione soltanto di recente. Un aspetto che sconcerta il presidente di Epp, Federico Mazzoni: “Sulla pericolosità dell'amianto c'è una letteratura da decenni, ma specialmente abbiamo una legge che obbliga a compiere una verifica puntuale sul patrimonio immobiliare. Esiste da più di 10 anni, ma nessun esame era stato compiuto precedentemente”.

I risultati hanno fatto scattare il livello d'allarme negli uffici dell'assessorato e dell'ente presieduto da Mazzoni, che hanno spinto per sbloccare quanto prima i fondi. “Ottenuti sicuramente con la collaborazione della Regione, ma collegati ad accantonamenti del Comune, vincolati dalla Banca d'Italia, previsti per legge in relazione alla costruzione e all'alienazione di appartamenti di edilizia sociale”. La mappa completa del piano d'azione pensato dall'amministrazione verrà presentato nel dettaglio la prossima settimana. Trapela, però, che l'eternit da bonificare si concentrerebbe a macchia di leopardo in tutta la città, sui palazzi costruiti a cavallo fra gli anni '60 e '70.

“Alcuni sono interamente di proprietà comunale e sarà più facile deliberare la spesa e l'intervento. In altri – prosegue Mazzoni – ci troviamo nella posizione di semplici condomini. Ovvero, ci sono anche alloggi di proprietà di privati”. Casi potenzialmente difficili da risolvere. Soprattutto qualora i singoli proprietari dovessero chiedere dilazione nei tempi degli interventi o, persino, opporre il loro “niet”. Il Comune percorrerebbe, giocoforza, un tragitto con due scogli. Da una parte non potrebbe accollarsi la spesa per l'intero condominio per evitare accuse di danno erariale. Al tempo stesso dovrebbe preservare la salute. Del resto, Mazzoni non nasconde che gli esiti degli esami compiuti sono “preoccupanti”. Così, immaginando possibili contrasti fra condomini, prende in considerazione la prova di forza: “Potremmo compiere il lavoro di sostituzione eppoi rivalerci per le loro quote sui condòmini privati”.

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di Redazione web