Il Tirreno

Prato

Bigiotteria cancerogena sequestrata dalla Finanza

Per risparmiare sui costi, commercianti senza scrupoli hanno messo in vendita orecchini, bracciali e collane con tracce di cadmio e nichel 500 volte oltre i limiti

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PRATO. Per risparmiare sui costi di produzione, commercianti senza scrupoli hanno messo in vendita migliaia di articoli di bigiotteria potenzialmente cancerogeni. Lo ha scoperto la guardia di finanza indagando sull’importazione di ingenti partite di orecchini, collane e bracciali dalla Cina all’Italia.

Nei giorni scorsi i finanzieri pratesi, sviluppando i risultati di controlli effettuati nel luglio dell’anno scorso, hanno perquisito a Roma e Milano 24 fornitori degli stand del centro commerciale Euroingro di via Paronese e hanno sequestrato mezzo milione di articoli di bigiotteria in cui sono state trovate tracce di cadmio e quantità di nichel superiori centinaia di volte a quelle consentite dalla legge.

«Non acquistate bigiotteria “farlocca” - ha fatto scrivere il colonnello Gino Reolon nella nota in cui si dà notizia dell’operazione - se non siete sicuri della sua provenienza. Meglio rivolgersi sempre a rivenditori di fiducia».

Il dato più preoccupante, come ha spiegato il professor Massimo Gola, docente di dermatologia e allergologia all’Università di Firenze, è la presena del cadmio, un tossico cancerogeno che attacca reni, fegato e polmoni. La legislazione comunitaria bandisce il cadmio dai prodotti venduti al pubblico, compresa ovviamente la bigiotteria che è a diretto contatto con la pelle. Quanto al nichel, è un metallo che favorisce le allergie ed è tollerato entro piccolissime quantità. Nei braccialetti, collane e orecchini sequestrati dalla Finanza ce n’era una quantità 500 volte superiore al limite di legge. E la beffa in questo caso sta nelle scritte che le Fiamme gialle hanno trovato su quasi tutte le confezioni: “Senza nichel” o “Nickel free”. Una bugia. Quegli orecchini sono pieni di nichel, che costa meno di altre leghe e dunque veniva usato in grande quantità.

L’operazione, come detto, ha preso le mosse da un controllo effettuato nel luglio dell’anno scorso dal Nucleo di polizia tributaria alla Euroingro. In quell’occasione furono sequestrati 130.000 articoli di bigiotteria che si sospettava potessero essere nocivi. I campioni sono stati inviati ai laboratori di analisi e il sospetto è stato confermato. Si trattava ora di risalire ai grossisti che hanno rifornito i dettaglianti del Macrolotto. Non è stato facile, perché la documentazione acquisita dalla Finanza era frammentaria. Alla fine i finanzieri hanno individuato i possibili fornitori e la Procura ha ordinato le perquisizioni in Lombardia e Lazio, che hanno portato al secondo ingente sequestro, quello di questi giorni.

Nel corso delle indagini la Finanza ha accertato che quattro dei sei commercianti cinesi controllati a luglio avevano continuato a vendere la bigiotteria nociva, come se niente fosse. I quattro sono stati dunque nuovamente denunciati, insieme ad altri venti grossisti, tutti cinesi, che importavano la merce dalla Cina a Roma e Milano. L’operazione è stata chiamata “Skull” (in inglese teschio) perchè molti degli articoli di bigiotteria erano a forma di teschio umano. Vengono venduti nei mercatini e sulle spiagge, e sono acquistati soprattutto da giovani perché costano poco. La Finanza ha contestato ai commercianti la violazione del regolamento europeo Reach e ha attivato una procedura di allerta che si chiama Rapex, un circuito informatico della Ue che segnala agli organi di vigilanza i prodotti pericolosi.

Paolo Nencioni

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