Accoltellò la moglie, condannato a 7 anni ed otto mesi di reclusione
L’uomo di Campi Bisenzio raggiunse la moglie, dalla quale era separato, nel bar di Firenze dove lavorava e la pugnalò all’addome, al collo e alla schiena
FIRENZE. Il marito la picchiava e la minacciava di morte e per questo lei aveva deciso di lasciarlo e di tornare a vivere dai suoi genitori. Qualche mese dopo, però, lui è andato nel bar dove lei lavorava e l'ha colpita con 15 coltellate all'addome, al collo e alla schiena. Questa è la storia di Francesco La Licata, dipendente del Comune di Firenze, che poi si costituì ai carabinieri di Campi Bisenzio e fu accusato di tentato omicidio, e di Damiana Sdroviero, 39 anni, che fu ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale di Careggi.
Adesso il processo con rito abbreviato, il tribunale di Firenze ha condannato l'uomo a sette anni e otto mesi di reclusione per tentato omicidio, e al pagamento di una provvisionale del risarcimento danni da 30mila euro. Dopo l'aggressione, avvenuta in un locale fiorentino al termine di una lite, Francesco La Licata si costituì. La moglie, 40 anni, di Prato, da tempo era seguita da un centro di ascolto e accoglienza per donne vittime di violenza e maltrattamenti. In base a quanto ricostruito, probabilmente per gelosia, da anni la picchiava - arrivò a romperle il setto nasale - e minacciava: un giorno le bucò le ruote dell'auto. Per questo, dopo alcuni anni, nel dicembre 2011 la moglie decise di lasciarlo. Questo non fermò l'uomo, che, mosso anche dalla gelosia, continuò a minacciarla, fino alla lite scoppiata a maggio 2012 e finita con il tentato omicidio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
