Italia
La mannaia del fisco sul re dei kebab
Farid dovrà pagare 65.000 euro e si lamenta: «Un’assurdità, mi sono fidato del commercialista e questi sono i risultati»
PRATO. Di qui alla primavera del 2019 il re dei kebab dovrà pagare circa mille euro al mese per saldare un salatissimo conto che in questi giorni gli è stato recapitato da Equitalia. Sessantacinquemila, euro più euro meno, è la somma che il fisco pretende da Farid Ghulam, titolare del negozio di kebab di via Santa Trinita, di quello in via di Reggiana e di un altro a Borgo San Lorenzo.
«E' un'assurdità - si lamenta Farid davanti al negozio di via Santa Trinita - Io ho sempre pagato i contributi per i miei sei dipendenti, non ho mai voluto fare il furbo, e ora mi ritrovo in queste condizioni». Nemmeno lui, 50 anni, pachistano di Gujrat, ha capito a che titolo gli vengono chiesti questi soldi. Sa soltanto vagamente che la sanzione ha a che fare coi contributi o con l'acquisto merci. In mano ha un fascio di carte dalle quali non è facile nemmeno per un italiano capire di che cosa si tratta.
«Mi sono fidato del mio commercialista, un professionista di Montecatini a cui davo 4.000 euro all'anno per la contabilità - recrimina Farid - Quando è arrivato il primo avviso è stato lui a rassicurarmi, ha detto che era tutto a posto. E invece è andata a finire che dovrò pagare tutti questi soldi».
Farid è in via Santa Trinita da circa nove anni e vanta un record che si può solo eguagliare: non è mai stato chiuso nemmeno un giorno. Natale, Pasqua, Capodanno, Ferragosto, per lui non fa differenza, sono giorni come gli altri, e la clientela ha dimostrato di apprezzare, tanto che il suo negozio “storico” batte la concorrenza di almeno altri due kebab sulla stessa via.
«Finora non avevo mai avuto problemi, a parte qualche multa con la macchina - racconta Farid - e adesso i problemi sono arrivati tutti insieme. Il primo avviso era di circa 40.000 euro, poi ne è arrivato uno di quasi 20.000 e l’altro ieri l’ultimo, di cinquemila. C’è scritto che devo pagare entro 60 giorni, altrimenti mi bloccano tutto».
Per i primi due avvisi il ristoratore pachistano ha già chiesto e ottenuto la rateizzazione fino alla primavera del 2019. Per uno come lui che pensava di aver trovato l’America a Prato, è un brusco ritorno coi piedi per terra. «Ogni mese pago dai tremila ai quattromila euro di contributi per i dipendenti, oltre ai miei - spiega Farid - L’Iva l’ho sempre pagata, non ho fatto debiti, possibile che uno debba ritrovarsi così?».
Sono le stesse parole di molti imprenditori italiani alle prese con le cartelle dell’Agenzia delle entrate e le ingiunzioni di Equitalia, a prescindere dalla fondatezza delle pretese del fisco e delle giustificazioni del debitore.
«Da quando sono qui ho pensato solo a lavorare - racconta Farid - La mattina mi sveglio presto e la sera quando torno i miei figli sono già a letto, praticamente non li vedo mai (ne ha quattro, due femmine e due maschi, ndr)».
«Se il commercialista mi avesse detto che c’era qualcosa da fare - aggiunge - io certo l’avrei fatto, ma ora è tardi e non c’è rimedio. Mi ha consigliato di cambiare ragione sociale alla ditta, di chiudere e riaprire, ma io non lo faccio. Anche se volessi, e non voglio,non potrei scappare. Sto pagando il muto della casa casa, sarebbe come regalarla al fisco. Meglio stringere i denti e andare avanti». Dietro al banco un parente continua a preparare panini, l’afflusso è continuo. Ce ne vorranno migliaia per saldare il debito col fisco.
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