Il Tirreno

Prato

La Regione fa causa al Cts e chiede 65 milioni di euro

di Cristina Orsini
La Regione fa causa al Cts e chiede 65 milioni di euro

Sopralluogo del governatore Rossi alla struttura di Galciana: «Btp e Consorzio Etruria con 23 ricorsi hanno ritardato i lavori per tre anni e mezzo»

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PRATO. Sessantacinque milioni di euro. E’ quanto è stato chiesto dalla Regione Toscana e da altri enti al consorzio Cts che riuniva le imprese di costruzione Btp di Fusi e Consorzio Etruria, entrambe fallite, per aver ritardo per almeno tre anni e mezzo a forza di ricorsi e controricorsi - ventitrè in tutto - la realizzazione dell’ospedale a Galciana.

Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, alla prima visita, ieri, al nuovo complesso praticamente finito, non si risparmia: «Sono convinto - dice - di dovere ricevere danni di immagine e materiale per la massa di ricorsi fatti dal consorzio per ritardare e addirittura impedire la fine dei lavori dell’ospedale».

Una storia lunga «e anche di sofferenza» dice Rossi, quella della costruzione del nuovo ospedale, partita nel 2003, e arenatasi dopo la sconfitta, in sede di gara, del Cts che arrivò secondo rispetto all’offerta avanzata da Teckint, Pizzarotti e Astaldi, il consorzio (Co.Sat)che per diciannove - nella logica del project financing - erogherà servizi nella nuova struttura. «Se la Regione avrà soddisfazione - continua Rossi che ha avviato la causa davanti al tribunale di Prato - quei 65 milioni serviranno per migliorare ulteriormente le nuove strutture». Che sono quattro: ospedali “seriali” a Prato, Pistoia, Massa e Lucca costruiti con gli stessi materiali e l’identica filosofia e «che rappresentano l’investimento nel settore della sanità - continua Rossi - più importante che ci sia in Italia». A fare gli onori di casa per il sopralluogo del governatore e dell’assessore regionale alla Sanità Luigi Marrone, il direttore generale Asl 4 Bruno Cravedi (assieme ai direttori della altre tre Asl) che tra una settimana lascerà l’incarico nel quale subentrerà Edoardo Majno, dirigente del dipartimento sanità della Regione. «Lasciamo alla città - dice Cravedi - una struttura avveniristica, assolutamente funzionale, all’avanguardia anche sul fronte della ricerca». E’Rossi a metter alcuni punti fermi alle polemiche di questi anni. La prima riguarda i posti letto: «Parlare di numero di posti letti - dice - appartiene all’archeologia della sanità. Gli ospedali moderni non si qualificano per numero di ricoveri ma per la ricerca, per la sicurezza, la qualità della diagnosi, la presa in carico». Saranno 540 i posti letto più 20 di osservazione breve. Il Misericordia e Dolce ne ha 532. Due passaggi li dedica al Comune. Sulla bretella che congiungerà l’area ospedaliera alla tangenziale per realizzare la quale la Regione ha dato due milioni e mezzo al Comune ma l’acquisizione dei terreni ritarda e il progetto non è passato in giunta: «Mi auguro che si faccia più in fretta». Sulla destinazione dell’area del Misericordia e Dolce poche parole: «Il confronto è aperto. Non vogliamo fare male a Prato altrimenti non avremmo fatto l’ospedale nuovo ma si deve anche pensare a come metterla a frutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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