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Prato

Accoltellò per gelosia la fidanzata

Accoltellò per gelosia la fidanzata

Tre anni e quattro mesi per tentato omicidio all’uomo che aggredì la diciottenne in casa

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PRATO. Tre anni e quattro mesi per tentato omicidio. Questa la condanna inflitta dal giudice dell’udienza preliminare Angela Fantechi ad Antonino Russo, l’uomo di 38 anni che lo scorso 11 ottobre, in un condominio di via Argonne a Maliseti, piantò un coltello da cucina nel collo della fidanzata diciottenne, residente in provincia di Pistoia.

Russo, difeso da Benedetta Ciampi, è comparso ieri davanti al giudice accompagnato dai genitori, gli stessi che quella notte tentarono fino all’ultimo di coprirlo.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la ragazza fu colpita mentre era distesa sul letto, in una camera dell’abitazione dove Russo vive insieme ai genitori. Pochi attimi prima i due fidanzati avevano avuto un delle tante liti degli ultimi tempi. Il motivo, sempre lo stesso: la gelosia di lui nei confronti di lei che, poco più di un’adolescente, voleva uscire con le amiche e fare la sua vita di diciottenne.

Un’amica di lui raccontò il giorno dopo che Russo si era confidato con lei dicendo che il rapporto era in crisi e che forse sarebbe successo qualcosa di brutto. «Se succede, mi aiuti?» le avrebbe detto. Ma sempre secondo i carabinieri non ci fu premeditazione nell’aggressione di quella notte.

La ragazza si era buttata sul letto in lacrime e non si accorse che il fidanzato era andato in cucina, dove aveva preso il coltello con cui poi l’avrebbe colpita. I carabinieri aggiunsero che Russo tentò anche di strangolarla. Furono i suoi genitori e bloccarlo. Ma nonostante la diciottenne perdesse molto sangue, nessuno si preoccupò di chiamare un’ambulanza. La ragazza fu caricata in macchina e portata al pronto soccorso. Le dissero di non raccontare quello che era accaduto. Lei però lo raccontò ai medici e i carabinieri andarono a prelevare Antonino Russo nella casa di via Argonne. I genitori dissero che il figlio non era in casa, ma lui fu trovato dai militari in un terrazzo sul retro dell’abitazione.

Il pubblico ministero Antonio Sangermano aveva chiesto la condanna a cinque anni e quattro mesi. (p.n.)

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