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Infrastrutture, Unione sul piede di guerra

Infrastrutture, Unione sul piede di guerra

Per il presidente Cavicchi la situazione non è rosea. «Troppi progetti sono fermi e non si va avanti»

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PRATO. Il caso della bretella Prato-Signa, accorciatasi al punto di divenire una ben più modesta Campi Bisenzio-Signa, non è l'unico a dare il senso della stasi che regna nel sistema viario pratese. I punti critici sono molteplici. Le vicende di quella che sarebbe dovuta divenire la bretella Prato-Signa sono note; l'intrecciarsi della fase iniziale del project financing con i fatti che hanno travolto importanti realtà dell'edilizia può legittimamente far parlare di un caso a sé in cui le responsabilità non sono facili da individuare. «La caccia al colpevole interessa fino ad un certo punto - commenta il presidente dell'Unione Industriale Pratese Andrea Cavicchi - Quello che davvero rileva è che non ci sarà l'auspicato collegamento fra l'interporto di Prato e la Firenze-Pisa-Livorno, un handicap in più per lo sviluppo dello stesso interporto e del territorio, ma non l'unico. Basti pensare alla storia infinita della SR 325, di nuovo ferma sia per il primo lotto, per il quale l'Anas non ha ancora riassegnato i lavori dopo il fallimento dell'impresa che vi lavorava, sia per il secondo lotto, rimasto al palo verosimilmente per carenze di risorse della Provincia. Eppure tutti hanno chiaro quanto lo sviluppo della vallata dipenda da quella infrastruttura». «Il mancato collegamento con la Fi-Pi-Li e quindi con l'interporto di Guasticce e il porto di Livorno significa condannare gli utenti dell'interporto di Prato all'utilizzo della A1». Infine, un segnale positivo: il piano strutturale del Comune di Prato ha previsto il collegamento fra il casello Prato Est e il Macrolotto 2, un'opera da tempo richiesta e utile a congiungere l'autostrada anche con l'Asse delle industrie, il Macrolotto 1 e più oltre fino alla 1a e, in prospettiva, alla 2a tangenziale. «Il quadro complessivo delle opere viarie nella nostra area è tutt'altro che roseo - conclude Cavicchi - Quello delle risorse è indubbiamente un problema molto serio ma non è l'unico. Fra veti con connotazione politica, inerzie incomprensibili e incidenti di percorso dovuti a norme poco funzionali sugli appalti, si fa molto meno di quello che si potrebbe»

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