Il Tirreno

Prato

Viaggio ai campi di sterminio, gli studenti sono rientrati:  le loro riflessioni

Viaggio ai campi di sterminio, gli studenti sono rientrati:  le loro riflessioni

Mauthausen, Ebensee, Gusen ed Hartheim: due giovani universitari hanno accompagnano la delegazione di ragazze di terza media per vedere con i propri occhi i luoghi dell’orrore nazista in Austria di Alessio Russo e Elena Elmi

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Il viaggio per visitare i campi di sterminio e di lavoro nazisti di Mauthausen, Ebensee, Gusen ed Hartheim in Austria che abbiamo seguito attraverso gli appunti dei due stuedenti universitari di Carmignano: il 24enne Alessio Russo che studia storia a Firenze e la 21enne Elena Elmi che frequenta scienze politiche a Bologna, è terminato. Il gruppo composti di altri giovani - cinque ragazze di terza media, una per sezione: Letizia Rima, Eglenda Mundija, Susanna Scozzari, Chiara Perri e Lisa Bertini -, l'insegnante Maria Luisa Lazzeri e il consigliere comunale Andrea Guerrieri che hanno fatto parte delle delegazione carmignanese - hanno fatto rientro lunedì 13 maggio.Alessio e Elena, però, hanno deciso di sedersi con calma a un computer e fissare le impressioni di questa loro esperienza. Eccole.

 

Un Viaggio della memoria per costruire la pace

Il viaggio della memoria a Ebensee e Mauthausen che si è appena concluso rappresenta secondo me una di quelle esperienze che tutte le persone dovrebbero fare almeno una volta nel corso della vita. Lo stato d’animo con cui si torna non è lo stesso di quello che si ha al momento della partenza.

Io avevo già avuto l’opportunità di vivere questa esperienza nel 2003, quando la scuola media di Carmignano “Il Pontormo” decise di mandarmi grazie alla mia passione per la storia. Avevo allora quattordici anni. In quell’occasione ho avuto anche il piacere di conoscere Roberto Castellani (poi venuto a mancare l’anno seguente) e, devo dire che la visita di quei luoghi assieme a lui è stata per me un’esperienza indimenticabile, perché essendo lui stato appunto un deportato riusciva a trasmettere quelle emozioni personali che nessuna guida, per quanto brava, è in grado di trasmettere.

Nonostante non ci sia più Roberto Castellani il Viaggio della memoria resta un’esperienza molto toccante, e tutto il nostro gruppo ha vissuto questa esperienza in maniera profonda. Anche i ragazzi delle medie hanno dimostrato un interesse e una partecipazione notevole: parecchi di di loro hanno voluto esprimere proprie riflessioni durante il viaggio di ritorno ed hanno rivolto domande ai figli degli ex deportati presenti con noi.

Nonostante il fatto che per me questa sia stata la seconda volta che ho partecipato al Viaggio della memoria, non minore però è stato l’impatto e l’emozione della visita di quei luoghi di morte. Mi ha molto colpito la scientificità con cui i nazisti programmavano e organizzavano tutto all’interno del campo di concentramento. Le stesse camere a gas sembrano delle innocue docce in degli spogliatoi; e trovarsi proprio sotto quelle docce e provare a riflettere a tutta la paura e la sofferenza provata dai deportati suscita veramente un forte impatto emotivo che ti scuote. Molto toccante anche la visita della “scala della morte” a Mauthausen e alle gallerie di Ebensee, dove i deportati lavoravano in condizioni davvero proibitive.

Si racconta di un ragazzino polacco di soli 12 anni che fu ucciso nelle gallerie sbattuto su una roccia da una SS, solo perché, stremato dalla fatica, non ce la faceva più a lavorare. E questo è solo un esempio della totale disumanità con cui i nazisti trattavano i deportati. Gli internati nei campi di concentramento non erano più considerate persone, e la loro dignità umana doveva essere umiliata fino ad annientarla. L’annientamento prima morale e poi fisico dei deportati era infatti l’obiettivo principale del sistema dei campi di concentramento.
L’aberrazione nazista ha colpito anche le persone portatrici di handicap. Abbiamo visitato il castello di Hartheim, trasformato in un centro di eutanasia per persone disabili e portatrici di handicap, ed è stato davvero toccante. In quel castello furono sistematicamente uccise moltissime persone, la cui unica “colpa” era quella di essere disabili. Da fuori sembra quasi una tranquilla casa di risposa, dentro la cruda realtà: un contrasto stridente, come tanti altri.

Quanto alle commemorazioni è stata molto bella la cerimonia che si è tenuta nel campo di concentramento di Mauthausen la mattina di domenica 12 maggio, in occasione dell’anniversario della liberazione del campo da parte delle truppe americane. Decine di delegazioni provenienti da molti paesi del mondo (di cui l’Italia aveva una nutrita rappresentanza) hanno sfilato all’interno del campo per rinnovare la memoria e rendere omaggio alle vittime dei crimini nazi-fascisti.
Significativo è stato anche il “cammino della pace” a Ebensee venerdì 10 maggio, che ha visto marciare insieme per Ebensee il nostro gruppo e i ragazzi della cittadina austriaca. Questa è stata anche l’occasione per socializzare con i giovani del posto e per rinnovare l’amicizia tra Prato e Ebensee, due luoghi che, proprio come era nelle intenzioni di Roberto Castellani, partendo da una tragedia hanno scelto di costruire insieme un gemellaggio (di cui proprio quest’anno si celebra il venticinquesimo anniversario) per un futuro di pace e di amicizia senza dimenticare gli orrori del passato che, soprattutto in questi tempi di crisi, possono sempre ripresentarsi.

E' necessario coltivare la memoria degli orrori del passato soprattutto per le nuove generazioni, perché questo è il miglior antidoto perché quello che è successo non si ripeta. Oggi, proprio nei luoghi che hanno rappresentato sofferenza e morte per milioni di persone si cerca di costruire un futuro pace e di amicizia tra i popoli, e i tanti giovani che partecipano sono una speranza per tutti noi.
Alessio Russo

 

Dal viaggio uno sguardo verso il futuro

Oggi,dopo questi giorni di viaggio, nel ricordo dell'orrore e della disumanità di cui l'uomo é stato vittima nei campi di sterminio, continuo a riflettere su  ciò che ho visto nei luoghi visitati e soprattutto su ciò che sono riuscita a "vedere" ascoltando  i racconti dei figli degli ex deportati. Aver affrontato questa esperienza assieme ad altre persone, e in particolare  durante la commemorazione internazionale a Mauthausen assieme a tutte le delegazioni dei paesi che ebbero vittime in quei luoghi , ha fatto si che il viaggio acquistasse senso non solo per le cose che si vedono ma soprattutto per la condivisione ,la solidarietà e l'emozione che si respira.

Il  viaggio, la visita al lager,la commemorazione della liberazione di Mauthausen e di Ebensee,l'anniversario per il 25esimo del gemellaggio Prato-Ebensee diventano , oltre che un occasione di ricordo,un incoraggiamento per il futuro per non ricadere più negli errori del passato. L'umanità si è persa nei campi di sterminio, sia da parte dei deportati che hanno perso la propria identità sia da parte dei tedeschi, perché l'uomo non può essere capace di fare o di subire tutto questo.
Ciò che mi ha colpito è stato il racconto del momento della liberazione,quando prima che arrivassero gli americani, i tedeschi volevano obbligare i deportati a recarsi nelle gallerie per essere al sicuro dai bombardamenti. In realtà le gallerie, cariche di esplosivo, sarebbero state poi fatte saltare per distruggere le prove dello sterminio. A quel punto i reclusi si sono rifiutati, riprendendosi la loro dignità,la loro umanità e quindi anche la propria libertà ancor prima che essa venisse resa ufficiale dall'arrivo degli americani.
Lo scopo principale di questo viaggio è quello di non fermare mai la catena dei testimoni di questo genocidio, serve a toccare la sensibilità di ognuno di noi e soprattutto di noi giovani futuro di una società che deve ancora adesso migliorarsi affinché la guerra l'odio e il razzismo possano diventare solo un vecchio capitolo della storia.
Elena Elmi

 

Il diario del viaggio

Lunedì / Da oggi due occhi ci guardano e ci chiedono di non essere indifferenti

Stamani siamo partiti da Ebensee per tornare a Prato, quinto giorno del nostro viaggio. Durante il ritorno sono saliti sull'autobus di noi giovani i figli degli ex deportati, per una "chiaccherata" conclusiva. Nonostante l'emozione, tanti sono stati gli interventi dei ragazzi. Che hanno immediatamente rotto il ghiaccio. Tutti sono stati colpiti nel profondo da ciò che hanno visto in questo viaggio,dalle varie cerimonie commemorative a cui hanno partecipato alla visita dei lager. Biagini, presidente dell'Aned, ci ha raccontato la storia di un ex deportato che aveva il compito ,all'interno del lager, di rimuovere i cadaveri dei compagni. Mentre portava via questi corpi un giorno vide aprirsi gli occhi di un bambino che tutti credevano ormai morto. Rimase pietrificato, ma fu subito ripreso dai tedeschi per continuare il suo lavoro. Il bimbo mori nel crematorio. Quest'uomo non é mai riuscito a rimuovere il ricordo degli occhi di un bambino innocente terrorizzato e destinato ad una morte orribile. Non è mai riuscito neppure a dimenticare la sua impotenza davanti a tutto questo. Gli occhi di quel bambino, ha concluso Biagini, sono gli occhi che guardano tutti e le nostre coscienze. Sono gli occhi che ogni giorno ci chiedono di non rimanere indifferenti di fronte ad orrori simili che potrebbero di nuovo accadere ed accadono nel mondo. Occhi che ci chiedono di non dimenticare. 

Domenica / Ingresso a Mauthausen cantando "Bella Ciao"

Stamani delegazioni da più parti del mondo hanno sfilato insieme nel lager di Mauthausen in segno di pace, in questo che è stato un simbolo dell'orrore nazista. C'erano giovani da tutto il mondo ed è stata una cerimonia bellissima. All'ingresso della delegazione italiana abbiamo cantato "Bella Ciao".

Sabato/ La scala delle morte e la meticolosità dei nazisti

Ripensiamo alla scala della morte che abbiamo visto ieri al campo di Mauthausen, una scala molto lunga che portava ad una cava dove lavoravano i deportati. La scala ha gradini strettissimi e i deportati dovevano salire e scendere con gli zoccoli ai piedi. Chi non ce la faceva veniva ucciso. È scioccante la fredda meticolosità che i nazisti usavano per far funzionare il campo. Tutto infatti veniva annotato e registrato.

Sabato / La cerimonia ad Ebensee, 68 anni dopo

Ieri siamo stati nel campi di sterminio di Mauthausen. Anche lì c'erano le camere a gas dove tanti hanno trovato la morte(nella foto assieme all'ingresso nel campo). Oggi ad Ebensee si svolge invece la commemorazione per i 68 anni dalla liberazione. Ebensee è una piccola cittadina sul lago Traun, il più profondo dell'Austria, tra Salisburgo e Linz. Qui si trovava uno dei più grandi sottocampi nazisti di Mauthausen e sulle vicine montagne il comando tedesco aveva fatto scavare alcune grandi gallerie dove si costruivano i famosi missili V2: luoghi di morte e terrore da cui è sbocciato un gemellaggio nel segno della pace e della riconciliazione. La cerimonia (nella foto) è stata molto toccante. Non c'erano i deportati sopravvissuti, oramai non più in vita. Sono però intervenuti i figli degli ex deportati ed il tuffo al cuore è stato ugualmente grande. Con loro, intervenute sul palco, molte autorità. In rappresentanza dell'Aned ha parlato Biagini.

Sabato / Con i ragazzi di Ebensee

Ieri abbiamo partecipato anche al cammino della pace insieme ai ragazzi di Ebensee. Con loro abbiamo visitato le gallerie in cui lavoravano i deportati ed abbiamo posato delle candele nel memoriale di Ebensee, mentre venivano cantate arie inneggianti alla pace e alla fratellanza tra i popoli. E' stata davvero una bella iniziativa, nel segno della pace e dell'amicizia.

 

Venerdì / Chi fuggiva dai campi trovava la morte

Inizia il nostro viaggio nei campi del terrore nazisti in Austria. E ci raccontano le prime storie, crudeli.

Nel febbraio 1945 circa 570 prigionieri sovietici, quasi tutti soldati, riuscirono a fuggire da Mauthausen. Soltanto diciassette di loro non furono ricatturati dai nazisti, mentre gli atri furono uccisi tutti. Particolarmente crudele la morte che fu riservata a uno di loro, un generale sovietico, che fu lasciato nudo per giorni in mezzo al campo mentre gli veniva versata addosso acqua fredda, facendolo così morire assiderato.Oggi c'è una statua di questo militare all'interno del campo.
 

Giovedì / Riconciliazione e non rancore
Il nostro viaggio è iniziato da qualche ora. Siamo partiti stamani molto presto in pullman da Prato: con noi le delegazioni degli altri comuni della provincia. Il primo con cui abbiamo parlato è Enrico, collaboratore del museo della deportazione e della Resistenza di FIgline ,che ci ha spiegato i motivi alla base del gemellaggio tra Prato e Ebensee. Ci ha molto colpito il fatto che gli ex deportati, invece che cercare vendette o cedere al rancore, hanno promosso uno spirito di pace e di riconciliazione. 

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