Il Tirreno

Prato

Il vicesindaco Borchi: «Determinati a andare fino in fondo»

di Cristina Orsini

PRATO. Da Italia Nostra partì l’esposto che dette l’avvio all’indagine della procura della Repubblica di Prato che porto al sequestro, nel 2008, del cantiere alle Cascine di Tavola che rischiavano...

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PRATO. Da Italia Nostra partì l’esposto che dette l’avvio all’indagine della procura della Repubblica di Prato che porto al sequestro, nel 2008, del cantiere alle Cascine di Tavola che rischiavano di diventare un residence di lusso con spa. Da Italia Nostra oggi parte la campagna per salvare il complesso mediceo da un disastro sicuro.

Non si tratta più solo di appelli affinchè la fattoria sperimentale voluta la Lorenzo il Magnifico le cui fondamenta risalgono al 1477, torni in mano pubblica, una volontà espressa chiaramente dal Comune e condivisa con l’associazione. Ma di una forte azione di lobby al massimo livell, quello dei ministeri.

«Ho già contattato i ministeri dell’Agricoltura e dei Beni culturali per sensibilizzarli sulla necessità di investire su un bene storico unico in Europa». Mariarita Signorini è una delle responsabili regionali di Italia Nostra e componente del consiglio nazionale che alla causa della Cascine di Tavola si è votata. Non da sola, ma con il sostegno pieno del Comune e dell’associazione Parco della Piana.

E’ del dicembre scorso la partecipazione alla trasmissione “Codice a Barre”, su Rai3 condotta da Elsa Di Gati, alla quale partecipò anche il vicesindaco Goffredo Borchi, nella quale, oltre a fare il punto dell situazione, si lanciò un appello agli enti pubblici di buona volontà disponibili a frugarsi in tasca. Oggi Mariarita Signorini ha fatto un passo avanti: portare la questione Cascine a Roma. «C’è la necessità - spiega - di avere il massimo coivolgimento e la massima disponbilità da parte dei ministeri, in particolare quello dell’Agricoltura perchè le Cascine sono state un esperimento riuscito di fattoria sperimentale in particolare sulle colture cerealicole e nella quale, sfruttando le caratteristiche della piana alluvionale sulla quale si trovano Firenze e Prato, si riuscì a coltivare il riso. Il primo esperimento in Toscana». Per Signorini «tutti devono dare un contributo per salvare una struttura architettonica di estremo pregio, di sicuro anche la Regione Toscana che se è riuscita a investire quattrocento milioni sull’ospedale di Massa per copriere un ammanco clamoroso, potrà di sicuro fare uno sforzo per contribuire ad acquisire un bene che non è solo di Prato».

La dirigente dell’associazione si è mossa anche con la Sopritendenza ai beni culturali quando, dopo il sequestro, il cantiere è stato bloccato ma a edifici già scoperchiati. «La Soprintendenza mi spiegò che non poteva imporre la messa in salvaguardia degli edifici medicei - ricorda - ordinandone la ricopertura proprio a causa della proprietà: essendo di privati la Soprintendenza avrebbe dovuto pagare di tasca propria la messa in salvaguadia. Cosa impossibile vista la scarsità di risorse». Per questo le Cascine quattrocentesche, intatte prima del cantiere e del sequestro, sono rimaste per oltre quattro anni - e lo sono ancora - in balia degli eventi atmosferici che nel tempo hanno ulteriormente deteriorato le strutture fino a provocare nuovi crolli e cedimenti. «L’interesse a salvare un complesso tanto importante riportandolo alle sue funzioni orginarie c’è - conclude Signorini - anche da parte dell’Università di Firenze. Bisogna solo fare presto».

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