Il Tirreno

Prato

Noi non giudichiamo, lo farà il Signore

Noi non giudichiamo, lo farà il Signore

Non c’è sollievo fra i parrocchiani alla notizia che i presunti assassini sono stati arrestati

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CATENA. «Tra di noi, c’è chi pensa che don Mario mentre veniva ucciso stesse già perdonando i suoi assassini».

Non c’è odio né ira per chi ha ammazzato il loro prete tra i parrocchiani di Catena in quella notte fra Natale e Capodanno del 2012.

Almeno tra quelli più vicini al parroco massacrato lo scorso 28 dicembre.

Ma soprattutto non c’è quel sollievo, vero, che sia quando un criminale, o presunto tale, viene affidato alla giustizia.

«Nei cristiani veri– dice uno di loro – la rabbia viene repressa, non gli viene dato sfogo. C’è dispiacere per la tragedia, sentiamo la mancanza forte di don Mario, ma non urliamo vendetta né chiediamo pene. Sarà il Signore a giudicare anche i suoi assassini».

I fedeli di Santa Maria Immacolata, vogliono soprattutto ricordare le tante cose fatte da don Mario Del Becaro per la chiesa di Catena e per quella di Tizzana: il resto, per loro, sembra non contare, almeno in apparenza. In realtà non è mai stato così.

Certe frequentazioni non passavano sotto silenzio in paese. Questo è difficile non scriverlo.

«Nei servizi della parrocchia è stato impeccabile – dice un altro fedele, che come il primo preferisce non rendere noto il proprio nome – se era come ha detto quel Lover (Hening Lover, lo zingaro finito in manette poco prima dell’omicidio per aver ricattato il parroco, con cui, secondo quanto dichiarato dall’imputato in Tribunale lo scorso 15 aprile, avrebbe avuto una relazione, ndr) sicuramente erano problemi suoi. Noi possiamo dire soltanto una cosa: nei servizi della chiesa non ci ha mai fatto mancare niente. Speriamo soltanto che siano realmente quelli arrestati gli assassini, e che venga fuori tutta la verità». Ci si interroga sulla personalità dei presunti assassini del parroco. Il fatto che siano tre albanesi suscita una certa preoccupazione. Anche se i commenti non sfociano mai nel razzismo, si capisce che certe realtà e certa emigrazione

può avere aspetti a dir poco estremi.

«Da come è stato ucciso – continua un altro parrocchiano nella sua disanima di quella terribile notte – non mi è sembrata “criminalità nostra” fin dall’inizio. C’è stata cattiveria, ferocia.

«Chi ha ucciso in quel modo lì viene da una realtà estrema. Non importa la loro provenienza. Che siano italiani, albanesi o di altra nazionalità, sono prima di tutto esseri umani. Non proviamo rabbia. Continueremo a fare ciò che abbiamo fatto finora: condivideremo l’un con l’altro la tristezza per la morte di don Mario».

Un sentimento fortemente cristiano che nobilita in questo modo l’intera comunità di Catena e Tizzana.

e (b.f.)

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