Meteo
«Mio marito è malato di demenza senile precoce e nessuno mi aiuta»
Il coniuge della signora Giulia è affetto da demenza senile frontale precoce: per ricoverarlo in una Rsa le hanno chiesto di pagare una retta di 2000 euro
PRATO. «Non ho più una mia vita privata. Sono reclusa in casa ventiquattr’ore su ventiquattro ad accudire una persona con la quale non riesco in alcun modo a relazionarmi. Quando mi ritaglio una manciata di minuti per andare fuori sto col patema d’animo e temo al ritorno di trovarmi la casa distrutta». La signora Giulia ( il nome è di fantasia) è un fiume in piena. Da alcuni anni è costretta a fare da badante ed infermiera al marito affetto da demenza senile frontale precoce, dal quale si era separata ma che è stata costretta a riprendere in casa proprio per via della malattia. L’uomo non ha ancora sessant’anni e da almeno cinque è in una fase regressiva galoppante che lo ha portato ad allontanarsi dalla realtà che lo circonda.
«Tutta questa vicenda viene vissuta con grande stress anche da nostro figlio adolescente - continua la signora Giulia - I suoi voti a scuola sono passati dalla media dell’8 in tutte le materie all’insufficienza. E’ sempre in tensione, piange prima di addormentarsi e quando invita gli amici a casa è terrorizzato dal fatto che suo padre si possa fare i bisogni addosso, come purtroppo capita spesso, e quindi fare una brutta figura con gli amici».
Il grido di dolore che ha spinto la signora Giulia a render pubblica la sua storia è l’assoluto isolamento in cui si trova. «Mi sento abbandonata da tutti e da tutto - dice la signora Giulia - Hanno cominciato i familiari di mio marito che, nonostante fossimo già separati, quando hanno saputo della sua malattia lo hanno abbandonato, costringendomi di fatto ad abbandonare il mio lavoro e tornare ad occuparmi di lui. E poi ci sono le istituzioni e gli enti politici e sanitari che sono pronti ad aiutarmi ma, di fatto, costringendomi a versare, per un suo eventuale ricovero in una residenza sanitaria assistenziale, tutto quello che prende di pensione e che ci serve per vivere. Quindi se lo ricovero in una Rsa non ho più di cosa vivere e far vivere nostro figlio, se lo tengo in casa invece viviamo sì ma in un incubo continuo».
La signora Giulia poi racconta le vicissitudini vissute fino ad oggi nel tentativo, risultato inutile, di far ricoverare il marito in una struttura sanitaria attrezzata senza dove pagare più di duemila euro al mese. «Ho parlato con gli assessori Dante Mondanelli e Loredana Ferrara - continua la signora Giulia - A parole mi hanno aiutato mettendomi in contatto con gli uffici che si occupano di questi problemi. Il risultato però è stato che mi sono trovato di fronte spesso dei funzionari arroganti che non comprendono la gravità del mio caso e che quando ho fatto presente che se avessi dovuto pagare duemila euro per ricoverarlo a Villa Niccolini, come mi avevano prospettato, non sarei più riuscita a dare da mangiare neppure a mio figlio. La risposta è stata che avrei dovuto vendere la casa».
«Gli assistenti sociali mi hanno prospettato tre soluzioni - continua la signora Giulia - Ricoverarlo in una Rsa e pagare la retta di duemila euro al mese, prendere una badante in casa che, a conti fatti mi verrebbe a costare la stessa cifra fra stipendio, contributi, vitto e alloggio oltre alle ferie e via dicendo. Infine, l’ultima scelta è quella di tenerlo in casa ed occuparmene io e, purtroppo, a questa soluzione ci sono obbligata con tutte le conseguenze negative per me e mio figlio. Certo che non è questo il Paese in cui voglio vivere, un Paese dove non c’è assistenza se non a pagamento». Infine al signora Giulia chiude il suo sfogo con delle domande. «Io sono ancora abbastanza giovane per occuparmi di mio marito e aiutare mio figlio ma cosa succede in quelle famiglie dove il coniuge è già in la con gli anni? Ricordiamoci che la popolazione sta sempre di più invecchiando e forse dobbiamo porci questo problema perché è destinato a diventare sempre più invadente nella nostra società». Domande più che legittime quelle della signora Giulia che riportano alla mente la disperazione di Vitangelo Bini che nel dicembre del 2007 uccise la moglie Mara Tani, malata di alzheimer, con tre colpi di pistola mentre era ricoverata in ospedale a Prato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
