Continua la gara di solidarietà per l’operaio malato, ma emerge un altro caso disperato
Un gruppo di operai Enel di Piombino fa una colletta per donare 360 euro a Enrico Lai. Intanto anche Tommaso Venezia, disoccupato pratese, padre di tre figli chiede aiuto
PRATO. Medicine e soldi. Continua la catena della solidarietà nei confronti di Enrico Lai, l’operaio di 58 anni, malato di cuore che non ha il denaro sufficiente per acquistare un farmaco, Seacor , uscito di recente dalla lista di quelli convenzionati. Una storia che sta commovendo tutta la Toscana.
L’ultima manifestazione di solidarietà viene da un gruppo di impiegati Enel di Piomibno che ha contattato Lai per donare la cifra raccolta con una colletta in ufficio. «Non si tratta di una grande cifra - spiega Stefano Salone, uno dei dipendenti Enel - ma siamo comunque riusciti a raccogliere 360 euro. Li diamo volentieri a una persona che si trova in difficoltà. Questo è un mondo diventato molto difficile, è necessario che le persona comuni si diano una mano».
Enrico Lai ora può disporre di un cospicuo numero di scatole di Seacor, un medicinale che costa 18 euro e 50 centesimi a scatola - donati da Caterina Monaco e Giuseppe Gangarossa entrambi di Viareggio - e su un piccolo gruzzolo con il quale poter acquistare le medicine in futuro. La somma è stata donata in parte da Angelo Bernardi di Castiglion della Pescaia e in parte da Giacomo, Luisella, Daniela, Stefano, Luca e Paolo dell’Enel di Piombino.
Ma se Enrico Lai può stare tranquillo almeno per un po’ non altrettanto può fare Tommaso Venezia, 50 anni, anche lui pratese, disoccupato, padre di tre figli e gravemente malato di cuore. «Il Seacor - dice - è l’unico farmaco che mi tiene i trigliceridi sotto controllo». Ora ne ha una piccola scorta solo grazie alla disponibilità della farmacista.
«L’ultima volta che sono andato a comprare il Seacor - racconta - me ne hanno date quattro confezioni ma poi hanno verificato che il farmaco era uscito dalla lista di quelli convenzionati e mi hanno chiesto di pagarli o di restituirli. Io di soldi non ne ho». E’ stata la farmacista, commossa, a regalarglieli.
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