«L’Inps mi costringerà a chiudere l’azienda»
La Pielle Costruzioni di Antonio Lorizzo di lavoro da riscuotere ne ha, ma per poterlo fare ha necessità del documento che attesta il pagamento dei contributi che l’isituto non dà perchè l’imprenditore è indietro coi pagamenti. Il circolo vizioso
PRATO. Per riscuotere i lavori già fatti ha bisogno di un certificato che si chiama Durc, cioè il Documento unico che attesta il pagamento dei contributi, ma per pagare i contributi dice di aver bisogno di riscuotere i lavori. E così, pur avendo tre cantieri aperti, un imprenditore edile rischia di dover mandare a spasso una decina di operai, che poi andranno a gravare sul bilancio della stessa Inps che non gli dà il Durc.
La storia di Antono Lorizzo, titolare della Pielle Costruzioni, è emblematica di un paio di cose. La prima è la crisi in cui si dibatte l’edilizia, crisi di liquidità innanzitutto. La seconda sono le rigidità di norme che pur giuste sulla carta, in certi casi rischiano di inceppare l’attività imprenditoriale.
Antonio Lorizzo, di ritorno dall’ennesimo incontro senza frutti all’Inps, la spiega così: «Un tempo l’impresa faceva il lavoro, riscuoteva dal committente e con quei soldi pagava stipendi e contributi. Ora se non hai il Durc il committente non ti può pagare e tutto si blocca». E’ andata così anche nel suo caso. «L’anno scorso - racconta - sono dovuto rientrare di 15.000 euro con l’Inps e mi sono messo a posto fino a novembre. Poi ho chiesto di rateizzare, ma non ne vogliono sapere perché in precedenza ho pagato in ritardo un paio di rate e ora non si fidano, vogliono una fideiussione o un’assicurazione, che costano».
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