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«Il 63% degli alunni cinesi abbandona la scuola»
PRATO. Occhi puntati sugli studenti cinesi del progetto “La scuola integra culture”. Del resto «Per capire cosa ci si dovrà aspettare nel futuro - ha sottolineato Ambra Giorgi nel suo intervento all’i...
PRATO. Occhi puntati sugli studenti cinesi del progetto “La scuola integra culture”.
Del resto «Per capire cosa ci si dovrà aspettare nel futuro - ha sottolineato Ambra Giorgi nel suo intervento all’incontro tenutosi ieri all’istituto Gramsci-Keynes - basta pensare che nel 2011 presso l'ospedale di Prato il 54 per cento dei nuovi nati ha madre non italiana, di cui il 36 per cento sono di origine cinese».
In una delucidazione sulla situazione attuale delle scuole pratesi Giorgi, vice presidente della Provincia nonché presidente del comitato di coordinamento dell'accordo per l'inserimento alunni stranieri ha riportato i dati delle migrazioni successive agli anni Novanta che hanno inciso sulla popolazione scolastica.
Secondo i dati forniti dall'osservatorio scolastico provinciale è stato rilevato che il 20 per cento di studenti è straniero e tra questi il 63 per cento è nato in Italia. Una crescita del 11 per ceto rispetto a otto anni fa. Secondo le indagini condotte da Asel, l'istituto di ricerca della Provincia di Prato, fattori come l'età e il titolo di studio sono fondamentali per superare i pregiudizi sugli stranieri. Più si è giovani e istruiti, più si hanno opportunità di incontro e di conoscenza dello studente di origine straniera. Più il livello d'istruzione è alto, più il periodo di soggiorno è lungo, più aumentano le probabilità di legarsi al nuovo contesto, sviluppando un maggior senso di appartenenza. Alla base del successo di entrambe i casi, la conoscenza e la padronanza della lingua italiana costituiscono una chiave determinante. «Gli stranieri che hanno un basso livello d'istruzione e di conoscenza della lingua italiana, tendono a chiudersi a riccio all'interno della comunità di appartenenza», ha aggiunto Giorgi.In realtà benché il numero dell'abbandono scolastico registrato nel 2012 sia sceso al 18,7per cento (rispetto al 20 per cento del 2010), è ancora lungo il percorso verso la risoluzione dei problemi soprattutto per i giovani stranieri che nel 44,7 per cento dei casi (il 63 per cento nel caso dei ragazzi cinesi) ha abbandonato prematuramente gli studi A tal proposito, la console generale cinese Wang Xin Xia, è intervenuta elencando quali sono le motivazioni che potrebbero spingere gli studenti stranieri di origine cinese all'abbandono degli studi. Una prima motivazione è dovuta al ricongiungimento familiare dei figli cinesi, già adolescenti e che quindi hanno avviato il proprio percorso scolastico in Cina. Il cambiamento di paese, ma soprattutto la difficoltà della lingua in aggiunta all'abbandono della scuola dei compagni nonché delle insegnati spaventano l'adolescente. Una seconda motivazione, citando Einstein "Passione è la miglior insegnante", è dovuta al disinteresse dei giovani cinesi nei confronti della lingua italiana.Una terza motivazione, secondo la console è dovuto al lavoro estremamente impegnativo dei genitori, che li tiene impegnati e lontani dalle problematiche educative del figlio. Sulla scìa di questa motivazione, la console richiama l'intervento non solo sui figli bisognosi, ma anche sui loro genitori.
Malia Zheng
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