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Prato

Raccolta l’eredità dell’ultimo artigiano

Raccolta l’eredità dell’ultimo artigiano

Quattro giovani riaprono il fondo del biciclettaio di Narnali. Lui dopo 72 anni non è ancora stanco e darà una mano...

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PRATO. Il canto del cigno l’aveva intonato un mese e mezzo fa, proprio attraverso Il Tirreno. Era l’addio dell’ultimo artigiano di quartiere che per sessant'anni aveva montato e smontato biciclette in quel di Narnali. Quel canto ha fatto breccia su quattro giovani pratesi, accomunati dalla passione per le due ruote e con il desiderio di imparare da Guerrando Gelli i trucchi del mestiere.

Il nome di Gelli, un’istituzione a Narnali: una vita in bottega a riparare ad arte biciclette di un certo livello, comprese quelle che fecero la storia dei campioni pratesi del secondo dopoguerra, da Giulio Bresci ad Alfredo Martini, solo per ricordare alcuni (il negozio aveva 101 anni).

Fra circa un mese la saracinesca del biciclettaio di Narnali si rialzerà e il tavolo dei ferri del mestiere per aggiustare manubri e telai tornerà lì, con il Gelli dentro in bottega, in barba ai capelli bianchi dell’uomo quasi ottantenne.

Proprio così. Merito di quattro giovani pratesi, tra i 26 e i 38 anni, che faranno resuscitare l’officina del Gelli dalle ceneri dello stesso fondo di 50 metri quadri di via Pistoiese, trasformandola in uno spazio di arte e creatività avente come leit motiv la bicicletta. E il mago delle due ruote resterà lì, a svelare i segreti del mestiere a Matteo Landi, Claudio Barni, Tommaso Pescioni e Jacopo Buono. Persone che di mestiere fanno tutt'altro ma con il pallino della bicicletta, appunto. Il primo è rappresentante di prodotti alimentari, il secondo è magazziniere, il terzo s’intende di meccanica lavorando in termoidraulica mentre Jacopo ha piglio d’artista avendo studiato all’Accademia delle belle arti. Sono loro che subentreranno al Gelli nell’affitto del fondo, ristrutturandolo a spese proprie per inaugurarlo tra un mese.

«L’idea – spiega Matteo Landi - è di fondare un’associazione e continuare a tramandare il culto delle vecchie biciclette, con il recupero e il restauro delle "vecchie glorie" come si chiamano in gergo le bici da corsa costruite artigianalmente da telaisti e meccanici artigiani. E poi volevamo dare qualcosa da fare anche al Gelli che, dopo 72 anni in bottega, si deve riposare. Attivo com'è, non riesce mica tanto bene a stare in pensione...».

Matteo la butta sull’ironia, mentre si respira il secolo di storia del ciclismo che trasudano gli oggetti riposti in bottega. Per uno che ha sempre praticato il ciclismo a livello amatoriale non poteva che essere amore a prima vista per quei pezzi di viti e bulloni che, per dirla con Matteo, «rappresentano un museo».

Il primo a ricevere la notizia che lo storico biciclettaio di Narnali avrebbe abbassato la serranda fu Jacopo, già cliente del Gelli. Tra una chiacchiera e l’altra fra amici, nacque l’idea di farsi avanti per comprare il corredo di strumenti dell'artigiano, veri e propri pezzi rari. «Era il pensiero iniziale - racconta Matteo - ma poi quando andammo a parlare con il Gelli ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pensato: perché non prendere tutto il fondo? E gli si propose di darci una mano. La sua risposta fu: “Ho un’età, non posso spostarmi con l’auto ma se rimarrete in questo fondo verrò volentieri a darvi una mano».

Due generazioni che s’incontrano sulla strada della bicicletta. Certo, nella vita i quattro giovani fanno altro ma l'arte del rimettere in sesto le biciclette vuole essere un hobby, per coltivare il quale sarà fondata un’associazione, aperta in alcuni giorni durante la settimana. Chi ha una bici da far aggiustare potrà continuare a portarla qui ma l’intento dei quattro pratesi è un altro. «Vogliamo realizzare un piccolo cantiere di creatività, con l’esposizione di biciclette d’epoca e dove si possono organizzare anche laboratori per piccole riparazioni».

Maria Lardara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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