Il Tirreno

Prato

Il libro dei sogni delle grandi opere

di Cristina Orsini
Il libro dei sogni delle grandi opere

Quattro interventi cambierebbero il volto della città, ma per il costo e per la necessità di forti iniezioni di contributi esterni restano nei cassetti

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Se andassero in porto Prato, di certo, non sarebbe più la stessa. Sono le grandi opere, talmente grandi però che le sole istituzioni cittadine - una o tutte insieme - non hanno la più lontana possibilità di realizzarle in autonomia, senza un forte supporto esterno. Economico, ovviamente. E infatti sono lì, pensate e mai realizzate. Per quanto sarebbero utili altrettanto appaiono scritte in un libro dei sogni che ogni amministrazione, appena insediata, riapre e sfoglia.

E così il raddoppio della Declassata, la riqualificazione dell’area del vecchio ospedale, il riutilizzo del complesso della Cascine di Tavola e della Fattoria Medicea, la costruzione del nuovo stadio, fanno parte di quella manciata di temi dei quali la città parla da anni, sui quali le forze politiche si dividono e litigano anche aspramente ma più che altro come liturgia. Un aspetto, in particolare, accomuna i quattro interventi: la necessità di rivolgersi all’esterno per i contributi, vuoi alla Regione, vuoi allo Stato. E la fase non è delle più promettenti. Fatto salvo lo stadio che potrebbe essere affidato a privati che però come contropartita chiederebbero la disponibilità di una fetta pregiata di città: quella su via Firenze dove oggi c’è il Lungobisenzio.

Interventi per decine e decine di milioni: tra i 20 e i 30 il raddoppio della Declassata; sono 40 i milioni di euro che la Regione vorrebbe far fruttare dal riutilizzo con fini edificatori dell’area del Misericordia e Dolce; di almeno 10 milioni la sola proprietà della Fattoria Medicea, se solo andrà all’asta, e poi bisognerà pensare al suo recupero; un milione di euro per ogni mille tifosi: è questo il costo, euro più euro meno, degli stadi moderni. Quello attuale contiene quasi 8mila spettatori, dunque otto milioni solo per farlo uguale. E’ pur vero che le amministrazioni che si sono succedute tante cose le hanno fatte: qualcuno le ha iniziate altre le hanno finite. Esempio ne sono la Lazzerini, il raddoppio del Pecci, i sottopassi. Altre ancora sono da attribuire nello specifico all’amministrazione Cenni: Pratilia prima bloccata, gli interventi in centro storico con la pedonalizzazione delle Carceri e il riassetto del Mercatale, la nuova attenzione sulle Cascine. Forse allora è venuto il momento delle scelte: una priorità e su quella si gioca l’asso.

Chiedendo l’aiuto della Regione su qualcosa di specifico ma guardando all’Europa.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web