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Prato

Torna l’allarme diossina per l’inceneritore di Baciacavallo

Torna l’allarme diossina per l’inceneritore di Baciacavallo

Comitati cittadini della piana e gli attivisti della onlus Vas ne chiedono la chiusura per prevenire il rischio tumori

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PRATO. Livelli di diossine ampiamente al di sopra dei limiti tollerati dai regolamenti comunitari che giustificano una soluzione radicale: la chiusura dell'inceneritore di Baciacavallo. La depurazione dei fanghi industriali finisce nel mirino dei comitati cittadini della piana, degli attivisti della onlus Vas e dell'oncologa Patrizia Gentilini nota a livello nazionale nel denunciare i pericoli per la salute derivante da ogni termovalorizzazione dei rifiuti.

«Già l'istituto superiore di sanità lamentò un aumento dei tumori e dei rischi di malformazioni per i residenti nei dintorni di Baciacavallo” ricorda la dottoressa. Dopo aver estratto 3 campioni (due polli e un'anatra scelti casualmente) le analisi sono state affidate al laboratorio interuniversitario di Mestre. Tutti e 3 superano i livelli di guardia indicati dai regolamenti comunitari o dalle raccomandazioni della Commissione europea. A preoccupare è un pollo che su un limite di diossine e di altre sostanze simili fissato a 3 picogrammi ha raggiunto i 36 pg/g di grasso. L'esiguità del campione è dovuta agli alti costi: ciascuno costa 800 euro per completare le analisi. Quanto basta, però, a Gentilini per trarre alcune linee guida per la politica locale: «La combustione non può mai essere la soluzione al problema. Andrebbe risolto a monte puntando sulle fabbriche a ciclo chiuso, ovvero pronte a smaltire i fanghi all'interno della loro attività produttiva».

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