Quarant’anni e non sentirli per il forno di Montepiano
PRATO. Ognuno con la propria forma e fragranza, sono molti i tipi di pane che escono ogni giorno dal “Forno di Montepiano”. Che nevichi o che piova non c’è mattina in cui quest’alimento così basilare...
PRATO. Ognuno con la propria forma e fragranza, sono molti i tipi di pane che escono ogni giorno dal “Forno di Montepiano”. Che nevichi o che piova non c’è mattina in cui quest’alimento così basilare non sia sugli scaffali dei supermercati o dietro le mensole dei negozi che Luigi Scatizzi, fornaio, rifornisce lavorando all’interno del laboratorio presente sul territorio da quasi cinquant’anni. L’attività a conduzione familiare è cresciuta nel corso degli anni con l’ingresso dei figli in azienda. La prima grande novità risale al 2003. «L’attività di produzione dei prodotti da forno è stata divisa dalla pasticceria che porta avanti mia zia insieme alla sua famiglia - racconta Cecilia Scatizzi - mio padre Luigi, insieme a me, mia madre e mio fratello Giacomo, gestisce il forno che dall’anno scorso al laboratorio ha aggiunto anche un punto vendita». E’ proprio Cecilia insieme a sua madre Mariella a occuparsi del negozio che si trova poco distante dal forno. «In passato ne avevamo già avuto uno, che fu chiuso nel 1999 - continua Cecilia - poi abbiamo deciso di riprovarci: nei mesi invernali siamo aperti soltanto la mattina; in estate, invece, quando la zona si ripopola di villeggianti apriamo tutti i pomeriggi, persino la domenica».
Il lavoro risente inevitabilmente dei flussi turistici stagionali inoltre, complice la crisi, si registra anche un calo di vendite rispetto agli standard degli anni passati.
«Per quanto ci riguarda, cerchiamo di andare incontro alla clientela offrendo un’ampia scelta di prodotti - spiega - per essere un pane non locale, quello pugliese per esempio, forse perché particolarmente saporito, va alla grande in termini di vendite soprattutto tra i cittadini stranieri e di origini meridionali».
Nell’ottica di un rilancio dell’economia locale la giovane imprenditrice invia un appello alle istituzioni locali: «Per sostenere le imprese del territorio che danno lavoro a tante persone sarebbe utile un marchio d’area dei prodotti tipici di questa zona e di tutta la Valbisenzio come leva turistica e di sviluppo economico locale».
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