«Se la politica non cambia passo, lascio»
Il sindaco ribadisce le perplessità al secondo mandato: basta teatrini, siano i partiti a chiedere il ricompattamento
PRATO. «Io, così, non ci sto». Roberto Cenni, sindaco da tre anni e nove mesi, per la terza volta consecutiva in una manciata di giorni, mette seriamente in dubbio il mandato-bis che partiti del centrodestra e supporter davano per scontato, almeno fino a qualche mese fa. «Ma quel che non si comprende ancora - dice Cenni - è che nella politica c’è stato uno tsunami, che nulla sarà più come prima, qui a Prato e a livello nazionale. Pensiamo un attimo - dice - come sarebbe la composizione del consiglio comunale se rispecchiasse l’esito elettorale». Sarebbe un altro film: tanti “grillini”, molto meno Pdl, meno Pd, poco o nulla Udc, sparito Fli, qualche “montiano”
Le tante perplessità Cenni le ha ribadite l’altra sera in una cena al circolo Acli di Chiesanuova convocata per festeggiare il secondo mandato in Parlamento di Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale Pdl, fino a ieri deputato, domani senatore.
Quando è toccato al sindaco prendere la parola, le frasi sono uscite limpide, con poche possibilità di fraintendimenti: «In una situazione così confusa, con i partiti che continuano a fare teatrini, dubito che si possano dare le risposte delle quali la città ha più che mai bisogno. Inoltre, al netto dei cambiamenti, è da vedere se io sarò la persona giusta. Bisogna dare la libertà di scegliere. Per me non è questione di vita o di morte». Sconcerto. Almeno da parte di alcuni. Per altri invece il ruolo del pompiere. «Il sindaco non ha detto nulla di nuovo - è il giudizio di Mazzoni - il quadro politico resta chiaro e la coalizione compatta». Idem per Rita Pieri, assessore Pdl della giunta Cenni. «Il sindaco ha fatto un ragionamento durante una cena con amici, nulla di più».
Eppure le fibrillazioni sono ripartite. Tatticismi da parte di un sindaco che cavalca la fase e strizza l’occhio alle nuove forze che raccolgono la protesta? Pare proprio di no.
«Io non ho avuto vita politica facile in Comune - riflette - e questo è oggettivo. Oggi ci troviamo di fronte ad un mondo che, politicamente, in un anno, ha subito una trasformazione totale. E si fa evidentemente fatica a rendersene conto». «Dunque - prosegue - per continuare il mandato c’è bisogno di un cambio di passo vero e integrale e di forze politiche che siano in grado di formare una colazione forte e compatta per ricominciare tutto da capo». Un unità che evidentemente Cenni attualmente non riesce a trovare. Anche se è «grato» al popolo del Pdl «per il sostegno che mi ha garantito e che continua a dare e che io sento come una forte responsabilità». Ha dubbi anche sul fronte di un richiamo alla colazione per ricompattarla: «Se fosse una questione all’ordine del giorno, credo spetterebbe ai partiti avviare il percorso».
Nulla a che vedere con stanchezza o disamore. «Di Prato mi interessa e tanto - dice - e sono pronto a lavorare come mi è stato chiesto nel 2009, fino in fondo. Non sono pronto e non voglio un secondo mandato preso con leggerezza perché Prato credo non abbia mai vissuto una situazione così pesante». Da tanti punti di vista. «La città chiede aiuto al Comune - continua Cenni - ma non credo ci sia contezza della situazione: i trasferimenti dello Stato sono sempre meno, sono passati dai 44 milioni del 2011 ai 25 del 2012. Quest’anno avremo nuovi tagli tra i 4 e gli 8 milioni dipenderà se saranno lineari e o meno. Inoltre non potremo mettere sulla parte corrente il ricavato degli oneri di urbanizzazione. Significa - prosegue - che il bilancio di previsione parte, se tutto andrà bene, con un meno 9 milioni di euro. Altrimenti saranno 13. Chi ce li da? La gente ci chiede di togliere l’Imu - conclude Cenni - di tenere bassa la Tares che al Comune non porterà un euro se non altri tagli ai contributi. E noi come rispondiamo? Coi giochini della politica? No. E’ l’ora di avere un altro respiro».
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