Il Tirreno

Prato

«Senza albo professionale c’è rischio del Far West»

«Senza albo professionale c’è rischio del Far West»

Michele Paoletti è amministratore di Cassa Oro srl che raggruppa 14 filiali «La normativa è carente: non c’è obbligo né di borsino né di ricevute»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Un universo frastagliato e soprattutto con regole poco certe, il fenomeno del comproro, negli ultimi anni è andato allargandosi. Michele Paoletti amministratore titolare di Cassa Oro srl, con sede a Livorno e quattordici filiali in tutta la Toscana (Prato inclusa), in questa intervista cerca di fare chiarezza sulla normativa e le consuetudini che regolano il mercato. Si fa presto a dire comproro... «Troppo presto, in realtà - spiega Paoletti - esiste una differenza sostanziale fra i negozi che sono aperti sotto forma di ditta individuale, dove serve soltanto la licenza rilasciata dalla prefettura, e gli operatori professionali che sono controllati direttamente da Banca Italia e quindi danno maggiori garanzie al cliente finale. In realtà i primi dovrebbero soltanto acquistare preziosi (orologi, anelli, bracciali) per poi rivenderli, mentre l'operatore acquista oro e ha l'autorizzazione a fonderlo per poi rivenderlo. I controlli dell' autorità competente non sono efficaci e quindi ci troviamo a lavorare in una sorta di Far West, reso ancora più ingovernabile dalla crisi economica che non trova mercato per la rivendita di gioielli. Purtroppo - aggiunge Paoletti - non esiste neppure un albo professionale, di fatto, ciascuno si può improvvisare esperto del settore. Mi domando come sia possibile che per qualunque professione è richiesta l’iscrizione all’ albo che garantisce la professionalità, mentre chiunque può aprire un comproro senza neppure conoscere la legge specifica, operando quindi in un mercato molto delicato senza le opportune conoscenze».

Fatta la legge trovato l’ inganno.. «La legge 7/2000 è stata aggirata da varie interpretazioni di diversi enti, (Banca d’Italia in primis) che, ogni volta affermando l’esatto contrario di quanto dichiarato precedentemente - chiarisce Paoletti -, hanno creato confusione e di fatto, sotto certi punti di vista, resa inapplicabile la legge. Le maglie, quindi, sono molto larghe, facile svicolare, in realtà prima che il governo tecnico cadesse, era in fase avanzata una proposta di legge per regolare le due figure sostenuta da diverse associazioni di categoria fra cui Anopo(Associazione nazionale operatori professionali oro) a cui sono iscritto. Ovviamente ora è tutto bloccato. Ci sarebbero diversi aspetti da disciplinare; ad esempio non è prevista l’ esposizione in negozio del borsino dell'oro in cui indicare chiaramente i prezzi. Chi entra nel negozio si deve quindi affidare alla contrattazione proposta dall'operatore che potrebbe non corrispondere alla realtà. Altro aspetto importante è il rilascio della ricevuta; la legge non la prevede essendo datata 1931 quando il fenomeno era irrisorio».

Niente ricevuta equivale ad aprire le porte ai ricettatori? «Chi non rilascia una ricevuta in realtà - risponde -, può favorire alcune pratiche illegali. Mi spiego; se una signora anziana vende una catenina, può capitare che le sia richiesto il documento e di firmare in bianco una sorta di ricevuta che sarà poi compilata per registrare quantità di oro maggiori, frutto magari di furti o rapine. Lancio un appello ai clienti che prestino la massima attenzione e che non firmino nulla in bianco. Ricordo anche che sopra i 1000 euro, le transazioni devono essere pagate con assegni. Un altro consiglio è di non fermarsi alla prima valutazione che deve essere fatta sul totale degli oggetti venduti e non al grammo dove è più facile imbrogliare sul peso».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino