Chieste pesanti condanne per la truffa della concessionaria
Tre imputati alla sbarra: decine di clienti della Siauto di via del Purgatorio presentarono esposti in cui lamentavano di aver visto sparire l’auto usata data in permuta e l’anticipo per quella nuova
PRATO. Versavano l’acconto per l’auto nuova, in certi casi davano indietro quella usata, ma alla fine sono rimasti a piedi: nessuna auto nuova, sparita quella usata, spariti i soldi dell’acconto. La disavventura è capitata a decine di persone, tra il 2005 e il 2006, molti clienti della concessionaria Siauto di via del Purgatorio. E ieri il pubblico ministero Gianrica Castellacci ha chiesto condanne molto pesanti, 4 anni di reclusione a testa, oltre a 3.000 euro di ammenda, per i tre imputati nel processo per truffa e appropriazione indebita. Si tratta dell’ex poliziotto Giulio Tomassoni, Giovanni Perrotta e Stefano Bizzarri, imputati a vario titolo di essersi appropriati di auto o denaro dei clienti della concessionaria.
Ma gli avvocati di parte civile, tra cui Eugenio Zaffina, Gaetano Mari e Alessandro Oliva, la storia non deve finire qui. Zaffina ha chiesto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti la sussistenza di reati fallimentari, in particolare la bancarotta (la concessionaria infatti nel frattempo è ovviamente fallita).
Il giudice monocratico ha aggiornato l’udienza alla fine di marzo, quando è attesa la sentenza.
Il pasticcio della Siauto viene da lontano, addirittura dal 2003, quando secondo le parti civili la società subì un accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate che ipotizzava un’evasione Iva di un milione e 200mila euro, forse collegato all’importazione di auto dalla Germania. Un testimone sentito ieri ha confermato che ci sono clienti tedeschi che ancora non sono stati pagati. E agli atti del processo ci sono falsificazioni di dichiarazioni dei redditi, che sarebbero servite per ottenere i finanziamenti all’acquisto della auto da parte delle finanziarie.
Insomma, un groviglio molto difficile da districare. La situazione era già emersa in tutta la sua gravità all’inizio del 2006, quando alcuni clienti della Siauto presentarono esposti in Procura in cui si lamentavano di aver consegnato alla concessionaria di via del Purgatorio la propria vettura usata in attesa di ricevere quella nuova e di non aver più visto né quella nuova né quella vecchia.
Di lì a pochi mesi il salone di via del Purgatorio fu liberato dalle auto e nessuno rispose più al telefono. Il processo è la logica conclusione della crisi di una società che era nata nell’ottobre del 200 per iniziativa dei soci Giulio Tomassoni, Giuseppe Videtta (amministratore della Stefan) e Carlo Ferretti con un capitale di 50.000 euro. Tra il luglio del 2005 e il febbraio del 2006 Tomassoni aveva poi rilevato le quote degli altri due, subito prima che la crisi diventasse irreversibile.
Paolo Nencioni
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