Il Tirreno

Prato

I poveri di Prato sono invisibili c’è tanto pudore a chiedere aiuto

di Ilenia Reali
I poveri di Prato sono invisibili c’è tanto pudore a chiedere aiuto

Segretaria dei tessili della Cisl da anni è in prima linea nel difendere i diritti dei lavoratori «Oggi è il periodo peggiore: la città è chiusa a riccio e la gran parte ha paura di osare»

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PRATO. Ha fatto sindacato perchè le ha permesso di essere un attiva nella tutela dei diritti e nel portare avanti la dottrina sociale della chiesa. E proprio l’essere sindacalista e appartenere al sindacato è per Maria Chiara Malinconi, segretaria dei tessili della Cisl, la soddisfazione più grande del suo impegno . «Il lavoro è la priorità. E’ ciò che dà dignità a ogni uomo», commenta con la schiettezza e la sensibilità che ne fanno una donna umile e coraggiosa, che non si tira mai indietro davanti alle proprie responsabilità.

Quali momenti dell’attività sindacale le hanno regalato maggiori soddisfazioni?

«Penso a quanto insieme a Cgil e Uil, tutti davvero insieme, siamo riusciti a ottenere la cassa integrazione in deroga. Un aiuto per coloro che lavorano nelle aziende più piccole e che ha permesso di creare un valido aiuto per tante famiglie. Ma anche a quando abbiamo organizzato la manifestazione “Prato non deve chiudere” per far presente in quale situazione era la nostra città».

E se le più grandi soddisfazioni non si perdono nel passato remoto ma appartengono a qualche anno fa è oggi il momento più brutto del distretto?

«Sì è adesso. Sono delusa. Delusa dal cedere la nostra città chiusa a riccio, che non si apre, che non osare e che non ha fiducia. Una città che era coraggiosa e non lo è più. Figurarsi che quest’anno non avrei dato lo Stefanino d’oro a sette aziende. L’avrei limitato a un numero inferiore perché un’azienda per avere un riconoscimento deve fare innovazione ma anche avere un comportamente etico. E tra le aziende premiate non tutte hanno avuto relazioni sindacali corrette: un buon motivo secondo me per non essere premiate. La delusione di oggi mi viene dalla delusione per imprese che non hanno coraggio e che pensano di poter risparmiare togliendo soldi ai lavoratori. Come se fosse la soluzione alla crisi e ai problemi: in questi anni il 90% delle aziende che hanno ridotto gli stipendi ai proprio dipedenti hanno chiuso. Tanti anni fa un imprenditore avrebbe assunto sulle proprie spalle la responsabilità di un fallimento. Ora osano solo i cinesi».

I cinesi appunto. Una realtà produttiva dove il sindacato è quasi completamente assente.

«Ci abbiamo provato. Io sono stata anche rincorsa. Nelle aziende cinesi non c’è niente di regolare, le buste paga sono pro forma e i lavoratori sono schiavi che devono riscattare il permesso di soggiorno per poi schiavizzare altri a loro volta. Se manca la volontà di risolvere una situazione da parte di tutti i protagonisti il sindacato può fare ben poco. Non possiamo tutelare chi la nostra tutela non la vuole».

Questa è una città che ha migliaia di lavoratori in cassa integrazione e in mobilità eppure la povertà non è così visibile.

«La povertà colpisce soprattutto le famiglie di immigrati che sono soli nel nostro paese. I pratesi in genere si arrangiano con lavoretti a nero e grazie alle relazioni parentali. E quando veramente hanno difficoltà gravi diventano invisibili. C’è un lavoro di solidarietà che non si vede ma che è enorme e che viene portato avanti soprattutto attraverso la Caritas parrocchiale. Tanti si rivolgono ai parroci quando non sanno come pagare le bollette, comprare i vestiti o comprare i libri per i figli. C’è molto pudore nel far vedere all’esterno la propria condizione. Soprattutto tra le famiglie nate e cresciute a Prato. Al sindacato spesso ci entriamo in contatto perché la situazione di disagio è collegata a lavoro: prima di Natale è arrivato da me un uomo di 60 anni che l’avevano licenziato inviandogli una raccomandata. E’ scoppiato a piangere. Ero così arrabbiata che dopo sono andata a confessarmi per come avevo vissuto la vicenda».

Ecco la confessione. La fede come si coniuga all’impegno nel sindacato?

«Con la fede di smuovono le montagne. Sento il bisogno di pregare, di stare con il Santissimo»

Il sindacato, un ruolo attivo in parrocchia e la famiglia. Come si coniuga tutto questo?

«Si cerca un equilibrio tra tutto. Mio marito ha sopportato tutti questi miei impegni ed io mi sono sforzata di seguire i miei figli godendo della gioia di essere con loro nelle varie fasi della vita. Mi sveglio sempre molto presto. Altrimenti non riuscirei a fare tutto».

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