Il Tirreno

Prato

Sotto l’albero niente Il Natale povero di Sabrina e Vittorio

di Maria Lardara
 Sotto l’albero niente Il Natale povero di Sabrina e Vittorio

Lei: disoccupata, figlia e nipote costrette alla separazione Lui: pensionato sulla carta ma non nella realtà

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PRATO. Due donne, un bimbo piccolo e una storia. Nonna, mamma e figlio. Ritratto di una famiglia unita e felice, almeno potenzialmente. Se non fosse per la mancanza di un tetto e di un lavoro che da agosto scorso tiene separate le loro strade. Nemmeno il Natale alle porte riuscirà a ricomporre la famiglia intorno al focolare domestico. Perché quel focolare non esiste più. A raccontare la sua drammatica situazione è la signora Sabrina, 49enne ora domiciliata a Prato. Dall’altra parte del filo è disperata, la voce rotta dal pianto trasuda un sentimento di dignità (non vuole rivelare il cognome) che ha spinto la donna ad alzare la cornetta solo adesso, a quattro mesi dallo sfratto esecutivo che l’ha costretta a fare le valigie da Vaiano (dove ancora risiede) insieme alla figlia 23enne e al suo bimbo di tre anni. Per 14 anni Sabrina, separatasi dal marito undici anni fa, si è spaccata la schiena come collaboratrice domestica a Firenze. Mai un’assunzione regolare, mai un vero contratto. Sotto quel tetto viveva anche la figlia 23enne senza marito, con un bimbo da crescere. C’era da tirare la cinghia sì ma, in casi come questi, l’unione fa la forza. Finché Sabrina, la “capofamiglia”, si è ritrovata a piedi nel momento in cui il lavoro di colf nelle abitazioni private veniva a mancare. E, più o meno contemporaneamente, anche la figlia è rimasta disoccupata dopo il fallimento della stireria “Vanesia” dove lavorava. La situazione è precipitata nel dicembre 2011. Unico paracadute per un breve periodo, l’assegno di disoccupazione dell’Inps erogato alla figlia, non sufficiente però pagare un affitto da 600 euro al mese. Alla porta di Sabrina l’ufficiale giudiziario ha bussato nell’agosto scorso. «Facevo le pulizie nelle case, mia figlia lavorava in una stireria e mio nipote è andato all’asilo quando la crisi si è schiantata su di noi», racconta la donna. Così le strade di madre e figlia si sono divise – Sabrina è stata ospitata da un’amica a Prato, idem la figlia che vive da un’amica - mentre il bimbo è stato preso sotto l’ala dai nonni paterni. Non si ricongiungeranno nemmeno a Natale. «Non abbiamo soldi e se non ci fossero state queste persone a ospitarci, oggi si dormirebbe in auto: ciò che ci manca più al mondo è il bambino», afferma un’affranta Sabrina mentre la figlia ora s’arrangia come cameriera in un pub del centro storico con un contratto a chiamata che la fa lavorare solo due sere a settimana. Questo il suo appello a una settimana dal Natale, nella speranza che qualcuno si metta una mano sul cuore (è possibile contattarla al 3274459652): «Il più grande regalo di Natale sarebbe trovare un lavoro in modo da poter riunire la famiglia. Come vorrei trascorrere con mia figlia e mio nipote queste feste». Un’altra storia di Natale in solitudine è quella di Vittorio Frisina, ex operaio sessantenne che, dopo aver sudato le proverbiali sette camicie in rifinizione, si è visto sfumare l’agognata pensione a quasi quarant’anni di contributi versati. I suoi guai iniziano nel 2010, quando si esaurisce la mobilità dopo che la rifinizione l’aveva licenziato. Dopo una vita di lavoro, adesso si ritrova con problemi di salute, aiutato solo da conoscenti, in un alloggio in via Bologna dove continua a stare solo per la benevolenza del proprietario al quale ha smesso di pagare il canone d’affitto. «Vivo senza luce e gas, non ho denaro per comprarmi il cibo. Non chiedo l’elemosina, ma solo che mi venga riconosciuto il diritto alla pensione. Chiedo che l’Inps si metta una mano sul cuore».

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