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Prato

Il carbonizzato era un ragazzo Una foto per dargli un nome

Il carbonizzato era un ragazzo Una foto per dargli un nome

La polizia ha diffuso l’immagine di quel che resta della maglia trovata sul cadavere di via Perlasca Secondo gli inquirenti aveva non più di 18-20 anni ed era nordafricano. Appello a chi può riconoscerlo

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PRATO. Era poco più di un ragazzo ed è morto per asfissia. Sono le uniche due certezze nel mistero del cadavere carbonizzato trovato lo scorso 9 dicembre all’interno di un camper bruciato tre giorni prima in via Giorgio Perlasca, tra Galciana e Casale. E nemmeno le impronte digitali, rilevate dalla polizia scientifica, sono utili per dare un nome al morto, perché non figurano in nessuna banca dati.

E’ per questo che ieri la Questura ha diffuso la foto di quello che resta di una maglia indossata dal giovane morto. Si spera che qualcuno la riconosca e si faccia avanti per dare un contributo all’identificazione del cadavere. Il frammento di maglia mostra un grande numero 48 e una bandiera dell’Inghilterra. Quasi certamente è una maglia comprata in un mercatino, che difficilmente potrà essere riconosciuta da qualcuno. Ma se questo qualcuno ha condiviso gli ultimi giorni di vita della vittima, potrebbe dare un’indicazione, ammesso che legga i giornali o frequenti il web. E che abbia voglia di uscire allo scoperto.

Si pensa infatti che il morto fosse un senza tetto, probabilmente arrivato da poco in città e confuso nell’esercito dei tanti stranieri che cercano di sbarcare il lunario con mezzi di fortuna. Se davvero, come sembra, era di etnia nordafricana, deve aver parlato con qualcuno dei suoi tanti giovani connazionali che affollano le notti pratesi, alcuni alla ricerca di un tetto, soprattutto d’inverno. Secondo le misure antropometriche fatte dal medico legale, la vittima era di corporatura esile, alto tra 1,60 e 1,65. Chiunque lo abbia visto o creda di poterlo riconoscere può chiamare la Questura allo 0574-5555 oppure al 113 e chiedere della seconda sezione della squadra mobile, che sta conducendo le indagini sull’incendio e sul ritrovamento del cadavere.

Stando ai rilievi compiuti dalla polizia, la vittima aveva una mano accanto a un cassetto di attrezzi del camper, ma al particolare non viene data eccessiva importanza.

L’ipotesi è che il giovane abbia forzato la portiera del camper e sia entrato all’interno per rubare qualcosa o semplicemente per proteggersi dal freddo. Non era un comportamento abituale, perché il proprietario del camper lo usava tutti i giorni per andare al lavoro e dunque si sarebbe accorto di eventuali effrazioni. Sulle cause dell’incendio non c’è ancora una risposta, e forse non ci sarà mai. Si pensa che l’intruso abbia acceso qualcosa per riscaldarsi o per fare luce e così abbia innescato l’incendio. Resta da capire come mai non sia riuscito a venir fuori in tempo. Perché dormiva e ha respirato il fumo, oppure perché è stato investito dallo scoppio della bombole di gas, che però è avvenuto dopo che l’incendio aveva già interessato tutto il mezzo. (p.n.)

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