«I primi a voler salvare la “Lenzi” siamo noi»
Francesco Grassi rappresenta nel cda la maggioranza degli eredi «Siamo pronti a collaborare e trovare soluzioni con le istituzioni»
PRATO. «Non ci sono molte versioni. Ce n’è solo una: la Lenzi Egisto non sta andando bene e così non può continuare. Non è giusto passare dai cattivi della situazione: siamo i primi che vorremmo salvare l’azienda ma le parole non bastano serve altro...».
Dopo giorni in cui l’unico interlocutore di istituzioni e sindacati è stato l’amministratore dell’azienda di Vaiano e Cantagallo Roberto Fenzi anche il resto del consiglio di amministrazione esce allo scoperto e lo fa con colui che ha la procura della vedova Lenzi e degli altri eredi, l’imprenditore pratese Francesco Grassi.
Grassi, intanto una spiegazione: Qual è il legame tra lei, conosciuta a Prato come filatore e per la sua attività per anni all’Unione industriale, e la famiglia Lenzi.
«E’ molto semplice. E’ dal 1956 che alcune mie società sono partecipate dalla famiglia Lenzi. E’ un rapporto di stima e amicizia nato cinquant’anni fa con Egisto e che ancora continua con il resto della famiglia tanto che la vedova che oggi ha novant’anni, ma non solo, mi ha delegato a seguire le società. Comprese le aziende del gruppo che sono guidate da Roberto e che noi abbiamo cominciato a guardare direttamente solo da un anno e mezzo quando ci siamo resi conto che qualcosa non andava. E che stava cambiando qualcosa tanto da diventare oggi una situazione finanziariamente pesante. A parlare nel dettaglio sono del resto i bilanci».
Il Gruppo ha 100 dipendenti e aziende innovative, simbolo di un tipo di tessile per Prato. Perché i soci del cda da lei rappresentati non ha votato il piano di risanamento?
«Perchè il piano di risanamento non poteva stare in piedi. Gli istituti di credito si sono dimostrati disponibili a dare dei soldi solo se anche i soci ne mettevano altrettanti. Roberto Fenzi ha detto che non ne aveva la possibilità e la stessa identica cosa vale per gli altri eredi. Siamo i primi a volere che questa azienda, così preziosa venga salvata, e ho preso atto con enorme piacere il fatto che le istituzioni, dalla Regione alla Provincia ai Comuni, se ne interessino. Vorremmo tanto che con la Regione si trovasse una soluzione».
Qual è la reale situazione della Lenzi Egisto dal punto di vista finanziario e perché siamo arrivati qui.
«Credo sia sbagliato in questa fase, soprattutto per il bene dell’azienda, parlare pubblicamente di numeri e di politica aziendale. Saranno elementi che prima ritengo sia necessario dare a chi seguirà la vicenda direttamente, all’assessore Simoncini ad esempio. Posso dire però che l’azienda è cresciuta troppo in fretta negli ultimi anni e non può, dal punto di vista dei costi, sostenere tutti i dipendenti che ha oggi. C’è bisogno di una ristrutturazione anche da questo punto di vista».
Ma un piano con i sindacati rispetto a questo era già previsto e prevedeva 35 esuberi su tre delle cinque aziende. Piano che il cda non avrebbe in ultima fase approvato.
«La ristrutturazione non può andare avanti da sola. Mancavano i soldi: è da qui che si deve partire».
Lei è disposto a partecipare agli incontri con le istituzioni per vedere se si salva l’azienda?
«Certo. Parteciperò in rappresentanza dei soci per cui ho la procura. Per tutti la priorità è salvare una delle aziende più innovative di questo distretto. Sarò pronto a valutare e ad affrontare tutte le soluzioni ragionevoli e ragionate che si faranno avanti. Anzi. Credo sia importante che ci sia un impegno serio per salvare questa azienda com’è avvenuto per altre importanti realtà produttive toscane».
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