Il Tirreno

Prato

Settecentomila euro, in vendita l’archivio di Curzio Malaparte

di Ilenia Reali

La biblioteca milanese di Via Senato cede tutti i documenti. Il senatore Dell’Utri: «Se Prato è interessata ha la priorità»

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PRATO. «Quando acquistammo il Fondo Malaparte ricordo che scoppiò una gran polemica. A Prato gridarono allo scippo. Quindi oggi mi sento in dovere di dire che se la città è interessata, noi vendiamo tutto alla stessa cifra a cui abbiamo acquistato dagli eredi nel 2009, 700mila euro». A parlare è il senatore Marcello Dell’Utri in qualità di presidente della Biblioteca di via Senato, oggi proprietaria della stragrande maggioranza dei documenti, delle lettere e degli scritti del maledetto toscano Curzio Malaparte.

Una vendita dovuta alla riorganizzazione degli spazi della biblioteca milanese che lascia la metà dei locali e che quindi ha necessità di cedere una parte della documentazione di cui fa parte il Fondo. «Abbiamo l’esigenza - è sempre Dell’Utri a parlare - di razionalizzare le spese e quindi anche l’affitto che è, come comprensibile, molto elevato. Ho fatto avere la notizia della vendita alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Prato per capire se saranno interessati. Non ho ancora avuto alcuna risposta ma se faranno un cenno non avrò difficoltà a inviare un’informativa formale».

Intanto la notizia della vendita è arrivata informalmente anche in Comune, al sindaco Roberto Cenni, dal momento che per molti appassionati perdere, per la seconda volta, l’archivio del padre della “pratesità” sarebbe imperdonabile.

Un interesse per Curzio Malaparte del resto è stata manifestata più volte dalla giunta comunale con l’organizzazione di una mostra col materiale del fondo alla Lazzeriniana a cui partecipò, per il taglio del nastro, anche il nipote di Curzio, Niccolò Rositani Suckert.

Un Fondo di indubbio interesse, non ancora studiato fino in fondo per il numero incredibile di lettere contenuto. «Ci sono lettere indirizzate a 3.000 nominativi - commenta Matteo Noja, storico della biblioteca di via Senato - e che coinvolge storici e letterati di quel periodo. Oltre a una quantità incredibile di lettere ricevute da Malaparte per la sua rubrica “Battibecco”, un affresco dal Nord Italia alla Sicilia sul Dopoguerra, sulle sensazioni e opinioni della gente comune sulla situazione sociale e politica del paese».

Per non contare i tanti testi che parlano di Prato, come quello poco conosciuto e pubblicato sopra (è un articolo di Malaparte sulla rivista da lui fondata) fino alla sua storia con Virginia Agnelli, unica donna che avrebbe voluto sposare e le cui nozze non furono celebrate per l’opposizione della famiglia di lei. Un archivio di interesse per molti ricercatori e non solo. Trattative sarebbero infatti in corso per l’acquisto da parte di un’importante fondazione culturale parigina.

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