Consumi in calo tremano i negozianti
Uno studio della Camera di commercio evidenzia un crollo delle vendite Peggior dato dal 2005: non si comprano né cibo né tantomeno abiti
PRATO. E’ il dato peggiore dal 2005. Ancora peggio rispetto all’anno horribilis per la nostra città, il 2009 rimasto indelebile nei ricordi per il tracollo di tante aziende tessili. Questa volta non si parla di cassa integrazione o di mobilità ma di quanto i pratesi consumano: il giro d’affari, a Prato, nel periodo aprile-giugno è del 7,5% in meno. Dati negativi che riguardano sia gli alimentari (7,5%) sia i non alimentari (9%) e ancor di più il settore dell’abbigliamento (meno 11,6%). Se i negozi tradizionali soffrono in modo particolare, si salvano i supermercati che invece risultanoavere un fatturato in crescita dell’1,1%.
Abiti e cibo ko. A crollare non è solo il consumo dei non alimentari che per primi, in una situazione di crisi calano ma anche i beni primari. Ed ecco che gli alimentari al dettaglio hanno avuto un crollo vertiginoso nel secondo semestre del 2012: se nel 2011 questo settore aveva registrato un meno 3,1 nel primo semestre del 2012 era a meno 2,3% per poi crollare nel secondo trimestre con un meno 7,5%. I prodotti non alimentari ovviamente sono a meno 7,6%.
Reggono i supermercati. Se i negozi soffrono, i supermercati sentono molto meno la crisi. E infatti dal dato elaborato da Unioncamere emerge che nella provincia di Prato il fatturato di ipermercati e grandi magazzini registra un più 1,1%.
Che cosa significa? Per il presidente della Camera di commercio Luca Giusti e per il presidente di Confesercenti Alessandro Giacomelli, con il tecnico della Camera di commercio che ha elaborato i dati Alessio Monticelli, «siamo difronte a una razionalizzazione del carrello della spesa dove oltre a una diminuzione della quantità si guarda sempre più al risparmio rivolgendosi sempre di più ai discount, superstore e orientandosi su tutto ciò che è a sconto». Sconto ma in modo diverso dal passato. «Oggi infatti - sottolinea Giacomelli - i clienti comprano solo quello che gli serve».
I negozi fanno fatica.La rete distributiva soffre ma regge. Questo almeno in base a quanto risulta dalla ricerca. Il numero dei negozi è aumentato dello 0,1 anche se è evidente che il turnover è cresciuto e che quindi, tradotto, il numero dei negozi non cambia ma c’è chi apre e chi chiude. Non per tutti i settori è uguale: gli ortofrutta, ad esempio, sono calati del 10% mentre i negozi di prodotti non alimentari non specializzati del 6,3%.
Bar di gran moda. Per quanto riguarda il numero degli esercizi è in forte aumento il numero dei bar che sono aumentati del 5,1%. Una crescita determinata con ogni probabilità dal fatto che il numero di chi perde il lavoro aumenta e quindi il bar è visto come un’attività che può dare dei risultati. Cosa che invece il dato del turnover smentisce. «Aprono molti bar ma altri chiudono», sottolinea Monticelli.
Ricavi in calo. «Dai dati i negozi resistono - commenta il neo presidente della Camera di commercio Giusti - ma è evidente con grande sforzi. Diminuisce la redditività e probabilmente anche il personale impiegato. Senza contare che emerge che aumentano anche i magazzini dei negozi che hanno sempre più problemi di liquidità».
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