Il Tirreno

Prato

Centostazioni rialza l’affitto, sfratto al Dopolavoro ferroviario

di Martina Altigeri

Dopo aver chiesto un canone di 150mila euro all’anno, ora l’azienda si accontenterebbe di 8mila Ma la cifra è insostenibile per i soci e il grande plastico della Direttissima rischia di andare disperso

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PRATO. Tempi difficili per il mondo della cultura a Prato. A pochi giorni dalla notizia della futura soppressione di finanziamenti provinciali destinati a musei, biblioteche e università, un altro luogo importante della città, il Circolo di Prato del Dopolavoro Ferroviario di Firenze, si trova a fare i conti con una comunicazione di sfratto e la possibile ipotesi di chiusura. I locali del Dlf sono da sempre collocati nell’ala destra della Stazione centrale con accesso diretto dal parcheggio. È uno spazio noto a tutti gli appassionati di modellismo ferroviario che lì si incontrano per scambiare treni, vagoni e accessori, e a tanti artisti che da oltre venti anni seguono il “Concorso Nazionale di pittura a tema libero”, organizzato proprio dal Circolo nelle stanze espositive al seminterrato.

Quello spazio è soprattutto la “casa” del plastico della Direttissima “Bologna-Firenze”, una riproduzione in scala fedele della tratta ferroviaria che collega il capoluogo toscano a quello emiliano, con tanto di ricostruzione delle stazioni di Vaiano, Vernio e delle gallerie dell’Appennino. Un modello di 80 metri quadri realizzato nel 1986 e vincitore nel 1999 del premio nazionale Memorial Pedretti riservato ai plastici, “per il suo elevato valore divulgativo e promozionale”. La questione è chiara: dopo il passaggio di competenze per la gestione delle linee e della loro manutenzione da Fs a Rete Ferroviaria Italiana – Rfi, e la successiva assegnazione di incarico a Centostazioni spa, l’immobile in cui è collocato il Circolo non è più di proprietà dell’associazione nazionale Dlf, ma appunto di Centostazioni, la società che dal 2002 “è impegnata nella riqualificazione di 103 stazioni italiane”.

Bene, la Stazione centrale di Prato sembra rientrare in questo piano operativo. Ecco che ne deriva lo sfratto, prima indirizzato a una decina di famiglie, pressoché ex dipendenti delle Ferrovie, che risiedevano negli appartamenti collocati ai lati della stazione stessa, adesso all’ultima tranche rimasta ancora “autonoma”, ovvero il Circolo del Dlf. La comunicazione arrivata direttamente da Roma parla di uno sfratto con data certa, il prossimo 31 dicembre, con l’obbligo di liberare i locali pur non sapendo quale sarà la loro nuova destinazione d’uso.

In queste settimane i referenti pratesi stanno cercando in tutti i modi di arrivare a delle soluzioni per mantenere in vita la loro attività associativa e culturale e per cercare strade alternative che possano permettere loro di trovare almeno un accordo. «In un primo tempo l’azienda Centostazioni aveva avanzato una richiesta di affitto di 150 mila euro annui – ha ricordato Giuseppe Mutolo, per oltre dieci anni alla guida del Gruppo Fermodellistico –. Adesso la richiesta sembra ridimensionata, si parla di circa 8mila euro, ma per il circolo e per il nostro gruppo è sempre una cifra eccessiva».

Gli introiti del Dlf sono modesti: in un anno i soci versano la cifra associativa, inferiore ai 50 euro, e gli artisti pagano una modica quota per partecipare al concorso pittorico. Si tratta però di entrate contenute che non permetterebbero neppure di coprire un anno di affitto.

Nei prossimi giorni i delegati del circolo dovrebbero incontrare i responsabili della società romana e discuteranno sulle possibili soluzioni. La loro preoccupazione è tanta, sia perché non possono permettersi di mantenere il costo dei locali e poi perché non possono spostare il plastico, realizzato in un unico blocco e quindi non smontabile. La speranza è quella di poter vedere la luce dopo questa lunga galleria per non disperdere la passione che loro stessi hanno messo a disposizione per questo progetto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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