Il Tirreno

Prato

Circolo Arci sfratta i videopoker «Scelta etica, stiamo a sinistra»

di Maria Lardara

In due si stavano rovinando a suon di puntate, la casa del popolo di Casale dichiara guerra all’azzardo Ma l’associazione è divisa: «È giusto eliminare le slot machine che garantiscono posti di lavoro?»

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PRATO. Attenti a quei due. Capitava spesso di vederli alle prese con gli spiccioli che infilavano al videopoker, incuranti delle conseguenze per la loro salute. «Due persone del paese si stavano rovinando per quel motivo», racconta Vasco Mencacci, ex presidente della casa del popolo di Casale. Quando il paese è piccolo, la gente mormora. In una frazione di poche anime, dove tutti sanno di tutti, è il circolo Arci “Giuseppe Verdi” il primo a Prato a dichiarare guerra al gioco d’azzardo, mettendo al bando i videopoker presenti nei locali di via Borgo di Casale. Una scelta coraggiosa, quella di eliminare le famigerate macchinette mangiasoldi sia da parte del circolo Arci che del circolo Pd “Berlinguer - Moro” (la cui sede sorge accanto), perché «anche se legale, era diventata una piaga sociale, una deriva psichica e distruzione di famiglie intere», come denunciano Antonio Curcio, presidente del circolo “Verdi”, e il suo vicepresidente Gabriele Alberti (nei due riquadri a fianco).

Anche se il tema è di stringente attualità, in realtà in quel di Casale hanno voluto dare il buon esempio sei mesi fa. «Non c’è dubbio che le macchinette portassero introiti in un momento di crisi – aggiunge Alberti (anche responsabile dei circoli nella segreteria Pd) -. Ma in ballo c’è una questione etica e morale cui un’associazione con finalità culturali ed educative come l’Arci deve rispondere e che cozzava contro l’attività delle slot machine». Da qualche mese i 300 soci che consumano al circolo devono fare a meno di una fonte di distrazione che, quando sfugge al controllo, può avere effetti collaterali: «Una volta tenevamo sei videopoker, poi siamo passati a due fino a eliminarli del tutto – riprende Antonio Curcio, dal 2008 presidente del circolo -: non siamo nuovi ad attenzioni di questo tipo, avendo limitato anche il consumo di bevande alcoliche».

Il pugno duro contro i videopoker ha una valenza educativa. «Un circolo, soprattutto di sinistra, deve essere il primo a dare l’esempio – puntualizza Alberti -. Certo, si potrebbe pensare che se uno non viene a da noi a giocare, magari può recarsi da un'altra parte. Ma a quel punto diventa un fatto di coscienza e la coscienza c’impone che ogni tentazione al gioco d’azzardo andasse eliminata. Sappiamo che questa nostra scelta, a livello di singolo circolo, provocherà discussione all’interno dell’Arci ma è importante che ogni circolo mantenga la sua indipendenza».

Se alla casa del popolo di Casale hanno fatto piazza pulita di videopoker, c’è chi proprio non li ha mai avuti. È il caso del circolo “La Briglia” guidato da Andrea Barni che è anche il presidente dell’Arci provinciale. E che benedice la scelta dei suoi a Casale. «All’interno dell’Arci se ne discute da tempo. Una decisione eticamente corretta. E il nostro impegno è fare in modo che il gioco d’azzardo sia messo al bando». Nel bene o nel male, i tempi sono difficili e nei singoli circoli, alle prese con il nuovo balzello dell’Imu e con la riforma Fornero che frena sui contratti di associazione in partecipazione, non si naviga certo nell’oro.

«La voce dei videopoker pesa per il 15-20% sul bilancio delle entrate nel nostro circolo», ammette Filippo De Rienzo, membro del consiglio e amministratore del “Favini” a Chiesanuova. Che solleva anche un interrogativo. «Riconosco la portata etica della scelta fatta a Casale. Ma, a fronte delle difficoltà economiche dei circoli, è più etico togliere le macchinette e rischiare di così dover chiudere il circolo, oppure mantenerle in modo da continuare a pagare il personale?». Anche per Andrea Colzi, vicepresidente del circolo “Renzo Grassi” a Narnali sarebbe bello disfarsi delle macchinette. «Ma economicamente non saremo in grado di reggerlo. Con l’Imu che incombe, per il 2013 avremo difficoltà a chiudere il bilanci in pareggio». Il fatto di coscienza non si pone per Mario Bensi, lo storico presidente del circolo Arci di Coiano. «La mia è tranquilla, d’altra parte si parla di gioco legalizzato e qui dentro sotto i 25 anni non si fa giocare nessuno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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