Il Tirreno

Prato

Ministro, i compiti li corregga lei

di Miriam Monteleone
Ministro, i compiti li corregga lei

Tante iniziative contro i tagli del governo: sospensione delle attività didattiche aggiuntive e riduzione dei colloqui

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PRATO. Niente più attività didattiche aggiuntive e meno colloqui con i genitori. E’ questa la forma di protesta, scelta dagli insegnanti pratesi, che in queste settimane hanno organizzato assemblee in vari istituti per definire una linea comune di protesta contro i nuovi tagli del governo alla scuola pubblica. I docenti del coordinamento pratese hanno già preparato un documento unitario in difesa dell’istruzione pubblica e del lavoro dei docenti, dove vengono elencati tutti i provvedimenti penalizzanti, emanati negli ultimi anni.

Per la prossima settimana sono in programma nuove e originali forme di protesta, tra cui una tappa, venerdì 23 novembre, alle Poste centrali per inviare al ministro un bel pacco di compiti da correggere. E parte della correzione verrà fatta anche per strada.

«Tutti questi tagli- spiega la professoressa Laura Corsi, docente dell’istituto tecnico Gramsci Keynes- non hanno fatto che creare sfiducia nell’immaginario collettivo verso la nostra professione. Per fortuna il Governo sembra aver ritirato la proposta di legge di aumentare le ore d’insegnamento nelle secondarie a 24, ma questo non cancella i danni che i tagli hanno fatto alla scuola in questi anni e le condizioni in cui ci troviamo a lavorare. Ci tengo a precisare che la sospensione delle attività extra, delle gite e la riduzione dei colloqui con le famiglie non vogliono essere una punizione per l’utenza; noi abbiamo le mani legate e visto che mettono in discussione il nostro operato, intendiamo mandare un messaggio al governo che ci sottovaluta. Non lavoreremo più extra». «Un professore che ha una cattedra di 18 ore- precisa ancora l’insegnante del coordinamento- non lavora solo 18 ore, ma tra collegi, programmazioni, ricevimenti ecc, ne lavora quasi il doppio. Vogliono omologarci agli impiegati, farci timbrare un cartellino, ma il nostro è un lavoro prima di tutto umano e un insegnante non lavora a tempo. Abbiamo pensato simbolicamente di mandare al Governo i nostri compiti da correggere. Venerdì 23 novembre andremo alle Poste centrali e invieremo un pacco al ministro Profumo con le fotocopie dei compiti. Che li corregga lui visto che il governo non si batte per difendere il nostro lavoro e ci accusa di non fare abbastanza».

Martedì scorso nell’Aula magna dell’Itis Buzzi si è tenuta un’assemblea partecipata degli insegnanti che hanno messo nero su bianco tutti i motivi del loro stato d’agitazione, approvando alla fine il documento pubblicato oggi pubblicato anche sul nostro quotidiano. «La partecipazione degli insegnanti alla protesta sul territorio sta crescendo- ha precisato Paolo Bruni, insegnante delle medie Bartolini di Vaiano. Lunedì e martedì i sindacati si riuniranno per darci istruzioni maggiori su come concretamente bloccare le attività extra. Stiamo inoltre cercando di sensibilizzare anche i ragazzi e le famiglie condividendo con loro i nostri disagi, oltre che l’opinione pubblica. Certo non è facile spiegare ai ragazzi delle medie le dinamiche dei tagli, ma è giusto informarli che è a rischio la qualità della loro istruzione e formazione. La protesta non si fermerà, faremo correzioni in pubblico, flash mob e manifestazioni, se necessario».

Intanto gli insegnanti pratesi si stanno facendo sentire anche sul web. Il coordinamento ha creato su facebook il profilo “Insegnanti Pratesi in lotta”, dove ogni giorno vengono postati messaggi e avvisi destinati a docenti precari e non. I professori si scambiano opinioni, parlano dei problemi quotidiani e si progettano nuove iniziative. Già si parla dello sciopero generale della scuola, indetto per il prossimo 24 novembre, a cui molti docenti hanno già confermato di partecipare in massa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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