Il Tirreno

Prato

Concordato in bianco, l’allarme del sindacato sui dipendenti

Oldani: «Rischiano di rimanere “prigionieri” delle aziende che ostacolano la fuoriuscita» Dopo le perplessità dell’Unione industriale, anche la Cgil esprime dubbi sulle nuove procedure

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PRATO. Piangono i terzisti, ma anche i dipendenti sentono puzza di bruciato. Il boom dei “concordati in bianco”, cioè la procedura che consente a un’azienda in crisi di stoppare le azioni esecutive dei fornitori in attesa di presentare il concordato vero e proprio, sta cominciando a preoccupare anche il sindacato.

«C’è il rischio che i lavoratori rimangano “prigionieri” delle aziende che intendono chiedere questa nuova forma di concordato» avverte Tina Oldani, responsabile della Filctem Cgil di Montemurlo (la sigla che ha inglobato la vecchia Filtea). Perché prigionieri? Perché, spiega la sindacalista, certe aziende potrebbero ostacolare (e alcune lo stanno già facendo) la fuoriuscita del dipendente alla vigilia della richiesta di concordato.

«Capita che si facciano accordi per la mobilità o per la cassa integrazione - ragiona Tina Oldani - e in questi casi può succedere che il dipendente abbia interesse a uscire dall’azienda perché magari ha trovato un altro lavoro o è vicino alla pensione. Finora non c’erano problemi per la fuoriuscita, ora invece qualche problema cominciamo a vederlo».

Ma che motivi ha un’azienda per trattenere un lavoratore che se ne vuole andare, specialmente di questi tempi? «Un risparmio sui costi di avvio della mobilità, sulla liquidazione, sugli incentivi all’esodo» prova a ipotizzare la sindacalista. Qualche caso c’è già stato, molti altri potrebbero essercene se la procedura dei “concordati in bianco”, come sembra, prenderà piede nel distretto tessile. I lavoratori rimarrebbero “prigionieri” dell’azienda dalla richiesta di concordato fino alla nomina del commissario e ai suoi primi adempimenti, un periodo di alcuni mesi.

E il sindacato è preso tra due fuochi. «In questo momento abbiamo difficoltà a fare accordi sulla mobilità o sulla cassa integrazione, sapendo che c’è il rischio che vengano disattesi - spiega Tina Oldani - Bisognerà leggere i bilanci delle aziende prima di firmare gli accordi?». Probabilmente sì.

Il “concordato in bianco” è in vigore dallo scorso 12 settembre e la prima azienda pratese a usufruirne è stato il lanificio Marcolana. Nei giorni scorsi è toccato alla Styletex, ma sono già 40 le procedure attivate. L’Unione industriale fin da subito ha storto il naso di fronte a una procedura che sembra pensata per garantire soprattutto chi ha fatto il passo più lungo della gamba e quasi per niente i terzisti, le cui iniziative vengono stoppate senza che il committente indichi nemmeno la percentuale riservata ai creditori. Il presidente del Tribunale, Francesco Antonio Genovese, ha però sottolineato che almeno così si cerca di salvare le imprese e i posti di lavoro che altrimenti verrebbero persi. (p.n.)

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