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Un giorno con Giovanna professione prostituta

PRATO. Poche sono le donne che vivono per strada, molte quelle che ci lavorano. Vengono dall’ est, dall’ Africa, ma anche da Prato, si prostituiscono per necessità, raramente per piacere e tutte...

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PRATO. Poche sono le donne che vivono per strada, molte quelle che ci lavorano. Vengono dall’ est, dall’ Africa, ma anche da Prato, si prostituiscono per necessità, raramente per piacere e tutte desiderano chiacchierare e relazionarsi con persone che non vogliono un rapporto sessuale con loro. Tanti sono i volti e le storie, ma sicuramente quella che mi ha arricchito di più è l’amicizia con Giovanna, prostituta italiana. Quando ci siamo conosciute aveva 40 anni, ma ne dimostrava almeno 10 in più; un corpo tozzo, poco curato, un carattere irascibile, tanto che più volte mi sono chiesto che tipo di uomo accetterebbe di andare con lei, eppure la sua clientela affezionata l’ha sempre avuta, fino a quando non si è ammalata gravemente.

Con Giovanna siamo riusciti a instaurare un rapporto decisamente di amicizia che è stato costruito a piccoli pezzi, il primo quando terminato il mio servizio di ronda, mi ha visto passare con la macchina da piazza della stazione e mi ha fermato per chiedermi un passaggio verso casa. Con un po’ di paura ho accettato e ovviamente lei si è accorta immediatamente. «Tranquilla, non ti succede nulla», intanto però si era accomodata sul sedile posteriore e la cosa mi rendeva parecchio nervosa. Il viaggio fino alla sua abitazione mi è sembrato lunghissimo, poi improvvisamente mi ha ordinato, lei non chiede comanda, di fermarmi perché era arrivata, intorno a noi nessuna abitazione, un solo bar dove è entrata immediatamente. Eppure quel passaggio è stato l’inizio di un percorso che la volta dopo si è concretizzato con un invito formale a casa sua. Quella sera pioveva, faceva freddo e il turno del martedì si è spinto fino all’ indirizzo che ci aveva dato; appuntamento alle 22 sotto casa sua. Noi eravamo puntuali, ma di Giovanna neanche l’ombra, convinti di essere stati imbrogliati stavamo per andarcene quando la vediamo arrivare, con calma mentre fuma l’ennesima sigaretta scroccata chissà a chi. L’ingresso a casa sua è stato veramente traumatico; le condizione igienico sanitario decisamente sotto ogni standard accettabile, varcata la porta siamo stati investiti da un forte odore misto di urina, feci e umido, visto che la casa era piena di stracci e il tetto era bucato. Un caffè decisamente particolare che ci ha convinti a proporci come squadra di pulizia. Un fine settimana passato a rimetterle a posto la casa che però ci ha decisamente fatto guadagnare la sua fiducia.

Da allora siamo diventati la sua famiglia; quando si è sentita male ha chiamato il capo ronda e ancora oggi che è bloccata in un letto quando andiamo a trovarla si commuove e ci bacia, come se fossimo suoi figli.(a.a.)

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