Il presidio
Abusi edilizi in ditta Condannata cinese titolare di confezione
La sentenza arriva a due anni e mezzo dal controllo della squadra interforze in un capannone in via Manin
PRATO. La giustizia ha fatto il suo corso in maniera alquanto veloce in questo caso. A due anni e mezzo dal blitz nel capannone in via Manin dove aveva la sede una ditta di confezione gestita da una cittadina cinese , e dove furono riscontrate delle irregolarità, ieri mattina è arrivata la sentenza di primo grado da parte del giudice Massimiliano Signorini.
Il giudice ha condannato Lin Shengheng a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di circa ottomila euro di multa. Le accuse nei suoi confronti erano di aver effettuato degli abusi edilizi all’interno del capannone artigianale trasformando di fatto una porzione dello stesso in cucina e in dormitorio per i propri operai. Opere abusive che dopo il controllo effettuato dai vigili urbani sono state abbattute ed eliminate.
Nell’udienza conclusiva di ieri mattina, ha portato la propria testimonianza anche una delle titolari dello stanzone, l’ex consigliera comunale Rita Romagnoli che ha confermato di aver affittato lo stanzone libero da cose ed oggetti e per soli fini di attività artigianale. A farle le domande sia il pubblico ministero che l’avvocato d’ufficio dell’imputata cinese, Roberto Paoletti che ne ha chiesto l’assoluzione. I fatti risalgono al 10 febbraio del 2010 e, secondo i vigili urbani che hanno poi effettuato il verbale da cui è scaturito il processo: gli abusi edilizi sarebbero stati commessi immediatamente dopo alla stipula del contratto di locazione che risaliva al 2008.
Sempre ieri mattina è iniziato ma senza concludersi per l’assenza di un testimone, il processo ad un altro gruppo di quattro orientali, a loro volta accusati di abusi edilizi in uno stanzone artigianale in via Cortesi ai numeri da 1 a 5. Il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato Paoletti (ancora d’ufficio) hanno ascoltato uno degli ufficiali della polizia municipale che effettuarono il controllo e che ha illustrato gli abusi riscontrati ma, in questo caso, non si è potuto arrivare a sentenza e c’è stato il rinvio a gennaio.
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