Il Tirreno

Prato

Rogo di Poggio, salvi i macchinari ma merce in fumo per 2 milioni

di Eleonora Barbieri
Rogo di Poggio, salvi i macchinari ma merce in fumo per 2 milioni

Si contano i danni alla Sfilacciatura Luchi di via Lombarda distrutta dalle fiamme l’altra notte e intanto prende corpo l’ipotesi del dolo per una porta trovata aperta e per il fuoco partito da dentro

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POGGIO A CAIANO. Ha distrutto il magazzino di un'azienda tessile e minacciato la vicina palazzina, salvata dal vento che soffiava in senso contrario. Altrimenti l'incendio scoppiato la notte tra domenica e lunedì alla Sfilacciatura Luchi in via Lombarda a Poggio a Caiano, accanto al cimitero comunale, si sarebbe potuto trasformare in una tragedia di proporzioni inimmaginabili. Fortunatamente non è andata così e le famiglie evacuate, circa una quindicina, oltre che da quel palazzo anche dalle altre case che gravitano intorno alla fabbrica, se la sono cavata con una notte trascorsa in macchina o da parenti e amici, tanta paura e qualche parete annerita da rimbiancare. Per la famiglia Luchi invece, ci sono solo disperazione, un cumulo di macerie e lo scheletro annerito di quello che fino a domenica era il magazzino della loro attività. Pieno di merce da consegnare, mille tonnellate di fibre compatte andate in fumo per un danno che si aggira intorno ai due milioni di euro. Si è salvata solo la parte produttiva. Altra consolazione: è tutto assicurato.

Ma sull'infernale incendio si allunga l'ombra del dolo. I vigili del fuoco non escludono questa ipotesi e a renderla ancora più reale c'è un particolare inquietante: la porta del magazzino trovata da pompieri semiaperta. A questo si aggiunga che il rogo, poco dopo l'una e mezza di notte, è partito proprio dall'interno. La velocità di propagazione è stata altissima tanto che al loro arrivo sul posto, le tre squadre dei vigili del fuoco di Prato hanno trovato la struttura completamente avvolta dalle fiamme con le lingue di fuoco che arrivavano fino ai terrazzi della vicina palazzina. Nel frattempo sono sopraggiunti rinforzi da Firenze e da Pistoia mentre i carabinieri si sono occupati di far sgomberare gli appartamenti minacciati. Un inferno domato solo dopo molte ore utilizzando anche due depositi d'acqua sistemati in mezzo alla strada. Il tutto complicato da una pioggia battente che non è servita a fermare l'incendio. Le operazioni di spegnimento sono continuate per tutta la mattina di ieri mentre per la bonifica e la messa in sicurezza della struttura ci vorrà tutta la giornata di oggi.

Tra i primi ad arrivare sul posto ieri mattina per esprimere solidarietà il sindaco Marco Martini. La sfilacciatura Luchi è una srl a conduzione familiare che conta sette dipendenti e che è nata negli anni Cinquanta. Al vertice c'è Dante Luchi che a dispetto dei suoi 78 anni è pronto a ricominciare: «I macchinari sono salvi e quindi in grado di lavorare e ho tanto materiale in arrivo, bisogna ritirarlo e lavorarlo altrimenti si peggiora le cose. Quella porta trovata aperta mi dà da pensare ma vorrei sperare che sia stata una disgrazia perchè nemici penso proprio di non averne». Di altro avviso uno dei suoi figli, Alfredo: «Oltre venti anni fa capitò un altro incendio, più piccolo di questo. All'epoca riuscimmo a rialzarci arricciandoci le maniche ma oggi, in questo momento così difficile, non è possibile. Cesseremo l'attività». La fabbrica è circondata da un’area residenziale. Anche l'insediamento avrebbe dovuto trasformarsi in appartamenti, ma poi, a causa della crescita fuori controllo della popolazione, il nuovo piano strutturale ha messo dei freni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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