Il Tirreno

Prato

A casa i “suoceri diabolici” dopo il confronto davanti al gip

di Paolo Nencioni

Sono accusati di aver tentato di incastrare la nuora facendole trovare hashish e marijuana nell’auto I quattro arrestati hanno fatto ammissioni: restano in carcere, per ora, il poliziotto e l’investigatore

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PRATO. Hanno ammesso quello che non potevano negare e hanno riacquistato la libertà dopo un paio di giorni a Sollicciano. I “suoceri diabolici”, accusati di aver tentato di incastrare con la droga la giovane nuora brasiliana per screditarla agli occhi del figlio, sono tornati nella loro abitazione di Rignano sull’Arno, mentre gli altri due arrestati, un poliziotto in servizio alla Questura di Prato e un investigatore privato fiorentino, per il momento restano in carcere.

Andrea Collini e Romilda Giovannini, di 62 e 59 anni, difesi da Maria Concetta Gugliotta e Laura Antonelli, sono comparsi ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Erminia Bagnoli. Consigliati dai legali, hanno risposto alle domande del giudice e avrebbero ammesso le loro responsabilità. Stessa cosa per l’assistente capo Matteo Casalini, 37 anni, difeso da Serena Giannini, e per l’investigatore privato Alessandro Panzani, 60 anni, assistito da Mario Rosana.

Non è stata una cosa breve. Dapprima ogni singolo indagato è stato sentito da solo, poi i coniugi Collini sono stati messi a confronto con l’investigatore Panzani e infine il confronto si è allargato anche al poliziotto pratese.

Che cosa abbiano detto con precisione non è possibile saperlo, ma qualcosa è trapelato, e la sostanza è che nessuno dei quattro ha negato gli addebiti, cercando di spiegare le motivazioni che li hanno portati a mettere in piedi una falsa accusa nei confronti della giovane brasiliana. Del resto le intercettazioni telefoniche e ambientali in mano agli inquirenti non lasciavano molte alternative ai quattro.

In particolare i coniugi Collini sarebbero stati mossi dal timore che la nuora potesse decidere di tornare in Brasile portandosi dietro la figlia. Un timore forse alimentato da quanto i suoceri avevano appreso dall’investigatore privato fiorentino, ma secondo gli inquirenti senza fondamento.

Sta di fatto che ora è proprio Panzani a trovarsi nella posizione più delicata. Secondo la polizia sarebbe stato lui, insieme all’assistente capo Casalini, a mettere hashish e marijuana, lo scorso 19 luglio, nell’auto della giovane brasiliana lasciata nel parcheggio davanti alla piscina Hidron di Campi Bisenzio. Il poliziotto arrestato però nega di aver messo lui la droga nella macchina. Gli inquirenti gli contestano di aver ricevuto, insieme a Panzani, 10.000 euro come compenso per il disturbo.

Ma l’investigatore privato non si è mosso di sua iniziativa. Sono stati i suoceri a rivolgersi a lui per capire che tipo fosse la nuora brasiliana, e solo in un secondo momento sarebbe stato partorito il piano di incastrarla con la droga. Una volta denunciata o arrestata per il possesso di hashish e marijuana, i suoceri avrebbero chiesto l’affidamento esclusivo della nipote.

Il tutto all’insaputa del figlio, marito della brasiliana, che secondo gli inquirenti era completamente all’oscuro di quello che stava succedendo.

Un comportamento, quello dei suoceri, che è stato giudicato in maniera molto severa dalla Procura, tanto che, pur essendo incensurati, sono finiti in carcere. Lui, Collini, è titolare di una storica azienda che produce canne da pesca con sede a Reggello. Ma la mancanza di precedenti, unita all’atteggiamento collaborativo, ha convinto il gip a ordinare la scarcerazione della coppia. Più difficile la posizione degli altri due. Per l’assistente capo Casalini il sostituto procuratore Luigi Bocciolini ha dato parere favorevole agli arresti domiciliari, mentre si è detto contrario per Alessandro Panzani. Il gip si è riservato la decisione.

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