Il Tirreno

Prato

Banane fritte e tanta voglia di raccontarsi

di Ilenia Reali
Banane fritte e tanta voglia di raccontarsi

PRATO. «I primi tempi che ero a Prato incrociavo le persone per strada e da lontano mi sorridevano. Io pensavo che ci saremmo scambiati due parole di saluto e invece via via che si avvicinavano e...

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PRATO. «I primi tempi che ero a Prato incrociavo le persone per strada e da lontano mi sorridevano. Io pensavo che ci saremmo scambiati due parole di saluto e invece via via che si avvicinavano e capivano che li avrei fermati per chiacchierare un po’ il sorriso si chiudeva». E’ il far finta di nulla, è il non notare i sorrisi di facciata il rospo più grosso che Rachelle Julienne Njanta ha dovuto ingoiare trasferendosi a Prato. Diciassette anni fa.

Un sorriso triste? Un’indisponibilità a dedicare due parole per strada? Bazzecole per ogni pratese che cammina pensando sempre a dove altro dovrebbe essere. Un’offesa per Rachelle per cui la comunicazione e lo scambio verbale tra persone che si conoscono è un valore. Proprio come quello di avere sempre la porta di casa aperta per gli altri.

Basta poco per capirsi. Basta sedersi a tavola, una sera qualunque, per capire cosa c’è dietro quel sorriso, magnifico, che illumina il volto di questa splendida donna camerunense. Per capire che due cuori possono incontrarsi semplicemente confrontandosi anche se hanno cominciato il loro battito ai poli opposti del mondo.

Ed è proprio la curiosità della conoscenza che ha alimentato un dialogo fittissimo tra i commensali di casa Njanta in una tavola addobbata con ceramiche inglesi e il calore di due padroni di casa che dell’integrazione hanno fatto uno stile di vita. Rachelle, la padrona di casa, che con in tasca una laurea in letteratura francese ha lavorato per anni come cameriera, Theo, il marito, anche lui laureato (in Scienze politiche) e ora operaio alla Rio finissaggi, Massimiliano Brezzo, il mio compagno, segretario provinciale della Filctem Cgil, Marcella Virdis insegnante al liceo scientifico Leonardo da Vinci di Firenze, Antonia Ruggieri, orientatrice all’università e volontaria a Sollicciano, Matteo Cianchi, studente di lingue slave e Giulia Buffini, studentessa e anima di Alp nell’organizzazione della cena.

E’ Antonia mentre sgranocchia delle fette di banana fritte (sembrano delle chips) che introduce l’argomento immigrazione. E lo fa raccontando di sè, origini abruzzesi e da una vita a Firenze. Di tutte quelle persone che hanno attraversato l’Italia in lungo e in largo in cerca di una nuova opportunità. «Una prima immigrazione - dice - è quella che da sud ha portato verso il nord. E oggi che da un po’ più giù arrivano delle persone non possiamo dimenticare che noi siamo stati i primi immigrati. Per questo sono sempre pronta, curiosa, di conoscere usi e costumi diversi».

Di conoscere Theo che scherza sulla poligamia inventandosi un altro paio di mogli per spiegare qual è il ruolo sociale che più donne per un uomo hanno in Camerun tranne poi rivelare con lo sguardo e con le parole che Rachelle è la sola e non poteva essere altrimenti. «Mia moglie -dice - ha sempre fatto la cameriera negli alberghi. Che fatica! Poi un giorno le ho detto che smettesse. E’ una donna laureata, conosce tre lingue e aveva grandi potenzialità da esprimere. Volevo che non si spengesse, che potesse dare il meglio. Ho deciso di stare io, sempre di più in tintoria, e di dare a lei la possibilità di impegnarsi nel volontariato, nell’impegno quotidiano per migliorare i rapporti con gli altri».

Rapporti che Theo dice essere peggiorati per tutti con l’arrivo dei cinesi. «Sono chiusi e sono tanti. I pratesi sono diventati meno buoni con tutti», riferisce mentre Marcella racconta come il suo figlio più grande, di origine etiope, porta con grande orgoglio i suoi capelli afro e quel sorriso che solo tra chi è nato in quel continente è così bello.

E’ tra una chiacchiera e l’altra che poi scopri che la cena è gustosissima con il poulet dg, pollo e verdure cotti per ore, con il manzo con banane (aux plantains) condito con succo di arachidi. E scopri che il tempo è volato quando Rachelle serve una tisana di citronella a chiudere la cena. Irriverente Matteo: «Io la citronella l’avevo vista solo fatta a candela contro le zanzare». Eccola l’ennesima risata della sera .

Sembra di conoscersi da sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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