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Prato

I politici in prima fila e l’industriale li boccia: mai lavorato un giorno

di Ilenia Reali
I politici in prima fila e l’industriale li boccia: mai lavorato un giorno

Prato: il post su Facebook del vice di Confindustria Guazzini ottiene il “mi piace” di tanti colleghi della città del tessile

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PRATO. «In prima fila al forum: Mussari, Alfano, Fassina e Casini, mai uno che abbia lavorato un giorno nella sua vita». Lorenzo Guazzini, titolare dell’azienda di abbigliamento da uomo “Montezemolo” e vice presidente dell’Unione industriale di Prato è lapidario nel suo giudizio. Affida la sua opinione in tempo reale a Facebook. È seduto nelle poltroncine del PalaFarsetti, alle porte della città tessile, insieme a quasi tutti gli imprenditori della Toscana dell’entroterra.

Passano pochi minuti e rilancia sul suo profilo. Pubblica la foto dei politici ospiti che parlano dal palco e commenta: «Il nostro paese in mano a questa gente... mi viene voglia di emigrare in Burkina Faso».

Non è un’opinione isolata nella sala, la sua. Non lo è al Forum della Piccola e media impresa organizzato da Confindustria e non lo è su Facebook. Tra i “mi piace” spuntano i nomi di diversi colleghi di Guazzini. «Ma che ci faranno entrare nel Burkina Faso?», ribatte ironico Riccardo Matteini, anche lui imprenditore tessile, artefice dell’aggregazione di più tintorie in un solo gruppo, quasi monopolista a Prato della tintura della materia prima.

Guazzini e Matteini non sono neppure alleati in Confindustria. Alle elezioni del presidente degli industriali pratesi erano su sponde opposte. Questa volta però sono uniti nel cattivo giudizio sulla politica.

«Ci sentiamo soli, pieni di rabbia», era l’incipit, venerdì, della relazione del leader nazionale della piccola e media impresa Vincenzo Boccia in apertura del forum. Concetto ripreso ieri anche dalla guida degli industriali pratesi Cavicchi che ha esortato la politica ad ascoltare e a far bene “schiaffeggiando” il presidente della Toscana Enrico Rossi assente al forum e reo di aver aumentato l’Irap, «tassa della peggiore specie».

Politica criticata dal palco e in platea anche senza i fischi di altre assise. «Non mantengono mai quel che dicono», è il commento di Piero Bellucci, titolare di un lanificio e senior degli industriali presenti. Gli fa eco il collega Umberto Cavaciocchi. «Come facciamo a credere a quello che ci dicono?», esordisce all’indirizzo dei rappresentanti di Pd, Pdl e Udc che parlano di modifica al capitolo quinto della Costituzione. «La sensazione - aggiunge - è che i politici pensino solo alla loro pancia e non al bene comune».

In questa sala di vestiti blu e scarpe cucite a mano non si subisce certo il fascino di Grillo ma neppure degli altri. Si digerisce appena il governo tecnico e, al di fuori di quel che c’è, non si sa cosa e dove guardare.

Secco, serio anche Vincenzo Cangioli. Imprenditore, master negli Stati Uniti, erede di due famiglie leader nella produzione della lana, consigliere di Sistema Moda Italia. «Da quel che diranno - commenta - non mi aspetto nulla. Sono qui per ascoltare le relazioni degli altri. La classe politica non ha saputo dare niente a questo paese».

Ma cosa sta accadendo in questa città dove dopo 63 anni si è scelto di mandare a casa la sinistra e far guidare la città a un imprenditore (Cenni, Sasch), poi fallito? C’è una gran disaffezione. «Ancora una volta - commenta Gaia Gualtieri, presidente dei giovani industriali locali - i politici hanno perso l’occasione di darci delle risposte. Se io vado da un cliente e mi fa presente le sue esigenze posso anche far finta di non sentire ma dopo due mesi ho chiuso l’azienda. Bene, noi siamo davanti a persone che ci raccontano, ogni volta, una storiella diversa. Senza risolvere mai i problemi e senza chiudere mai con la gestione del Paese».

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