Il Tirreno

Prato

«Ormai mia figlia non riesce più a stare con la nonna»

di Barbara Burzi
«Ormai mia figlia non riesce più a stare con la nonna»

Centocinquanta persone davanti al Centro I Gigli per protestare contro le aperture domenicali

3 MINUTI DI LETTURA





di Barbara Burzi

PRATO

«Domenica in gita quant’è bello, lasciate stare quel carrello», lo slogan scelto - uno dei tanti - per articolare la protesta messa in scena con i carrelli della spesa davanti al centro commerciale i Gigli e con un falso prete che simula una benedizione. Un flash-mob improvvisato dai commessi e dalle commesse dei supermercati che ieri pomeriggio, sostenuti da amici, fidanzati, moglie e mariti, si sono radunati nel parcheggio del mega centro commerciale preso a simbolo delle aperture no stop per protestare contro lo shopping domenicale.

E’ successo nel giorno dell’Occupy sunday: circa 150 tra lavoratori, studenti e giovani precari, hanno dato vita a una manifestazione allo scopo di richiamare l’attenzione della politica e dei sindacati sulle conseguenze delle liberalizzazioni sulle loro vite e quelle dei loro familiari. L’iniziativa nasce da un’idea del movimento “Domenica no grazie”nato spontaneamente sul web e cresciuto in seguito a un tam tam che è arrivato in tutte le regioni d’Italia raccogliendo numerose adesioni. Ci ha pensato il collettivo pratese di Assemblea Libertà è Partecipazione (Alp) in rete con Tilt a sposare la causa per mettere in piedi una battaglia più grande che vede in prima linea anche studenti, precari e giovani in attesa di entrare nel mondo del lavoro.

Diletta Gaspero, 23 anni, studentessa di Scienze politiche c’era: «Non esiste un welfare per gli studenti, le cui spese ricadono direttamente famiglie - spiega - comunque la vedo dura anche riuscire a entrare presto nel mondo del lavoro, credo che se avessi l’opportunità andrei via dall’Italia, ma allo stesso tempo mi fa arrabbiare pensare di essere costretta ad andare all’estero per realizzarmi». «Il nostro intento è quello di mettere insieme le voci di chi oggi vive la crisi sulla propria pelle - interviene Diego Blasi, portavoce di Alp - con questa manifestazione vogliamo dare inizio a un percorso che mira a difendere i diritti degli altri e a conquistarne di nuovi come il reddito minimo garantito».

A fare da capofila della protesta, i lavoratori del commercio, scesi in piazza con mariti, mogli e figli per reclamare il diritto della famiglia a stare insieme almeno nei giorni festivi. «Divorzi. Crisi del settimo anno? No, lavoro del settimo giorno», recita la scritta su un cartello in mano a un manifestante. «Mia madre, mio zio e mio fratello lavorano al mercatino dei Gigli - racconta Giulia Mugnaioni, una giovane mamma - dal via libera alle aperture domenicali mia figlia non riesce più a passare del tempo con sua nonna. Oggi l’ho portata con me perché voglio che si capisca l’importanza della famiglia verso la quale il lavoro non deve rappresentare un ostacolo».D’altra parte, aggiunge Palma Meucci, commerciante del mercato «non ci sono i margini per assumere - ammette - se si lavora la domenica, stiamo con le braccia incrociate dal lunedì al mercoledì».

«Non mi va di lavorare dodici ore domenicali per 12 euro in più in busta, cioè per l’equivalente di un euro l’ora - dichiara una dipendente Panorama - e anche se non sono sposata con figli, non ritengo sia giusto dover rinunciare al mio tempo libero».

Altro servizio a pagina 9

GUARDA LA FOTOGALLERY

E COMMENTA

www.iltirreno.it

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani