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Lorenzini dà l’ok al progetto del presidente

Lorenzini dà l’ok al progetto del presidente

Il capogruppo Pdl in Regione Magnolfi: «Troppe fughe in avanti e chiusure campanilistiche»

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PRATO. D’accordo con la linea Rossi “senza se e senza ma” il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini. «Accolgo con favore la proposta delle tre maxi province con capoluogo Firenze, Pisa e Siena, ma capisco anche che lo sterile provincialismo non è mai morto- afferma il sindaco - Quella di Rossi è una scelta di buon senso che non tiene conto solo dei fattori numerici legati agli abitanti - prosegue - ma delle peculiarità di queste tre città che hanno fatto la storia della nostra regione e che sono poli culturali di primo piano e sedi universitarie». Per il primo cittadino di Montemurlo «c’è però ancora tanta strada da fare per superare la logica del “campanile” e lavorare insieme per lo sviluppo della Toscana» . Per Lorenzini ha poco senso anche la posizione del sindaco di Prato, Cenni: «Ragiona con una logica del passato. Le aree metropolitane hanno lo scopo di rilanciare lo sviluppo, di semplificare i ruoli e le competenze, di facilitare la vita ai cittadini».

E invece il presidente del gruppo Pdl in Regione Alberto Magnolfi a dire no a «fughe in avanti o a chiusure campanilistiche». «Sindaci e presidenti di Provincia contro Rossi petizioni popolari contro la Regione, scontri campanilistici feroci. Uno scenario alquanto desolante» è il giudizio di Magnolfi che evidenzia come «la discussione sul riordino delle province sia partita male e prosegua nel peggiore dei modi. E non aiutano certo ad elevare il tono le dichiarazioni quotidiane del presidente della giunta regionale e dell'assessore Riccardo Nencini, spesso non coincidenti tra loro e sempre in contrasto con il quadro normativo vigente».

«Prima che la discussione degeneri irrimediabilmente in una guerriglia di parole in libertà - continua Magnolfi - riterrei utile ribadire un punto fermo: la (mezza) riforma voluta dal governo mira a ridurre il numero delle attuali province. Non si parla di inventare nuovi enti che non sono previsti nè dalla Costituzione, nè dalla legge. Le aree vaste di cui parla Rossi - spiega Magnolfi - possono essere un riferimento territoriale per calibrare la programmazione delle politiche regionali, ma ciò non le trasforma automaticamente in enti, cioè in soggetti istituzionali preposti alla diretta rappresentanza di un dato territorio nell'ambito delle proprie competenze».

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