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Ma sui militari lo Sceriffo fa un’apertura
«Tre anni fa non c’erano alternative, rinunciamo all’esercito se Roma ci manda dieci poliziotti in più»
PRATO. Intransigente contro i cinesi, duro con chi lo accusa di non aver mantenuto la promessa di sicurezza, l’assessore sceriffo sembra invece fare un passo indietro, o comunque un’apertura, sulla questione dell’esercito in città. Dopo aver letto il nostro bilancio di tre anni di “pattuglie miste”, un bilancio poco esaltante, ieri Aldo Milone ha detto che lui e il sindaco Cenni sarebbero ben contenti di fare uno scambio: dieci poliziotti in più in cambio della rinuncia ai militari.
«Dovete capire che quando l’esercito arrivò, tre anni fa - spiega Milone - o prendevamo quelli o niente, perché non ci avrebbero dato rinforzi di altro tipo. E allora decidemmo di prendere quelli, meglio di nulla. A gennaio, invece, la presenza dell’esercito è stata prorogata a Prato, ma il Governo non ci ha nemmeno interpellato. Pare che a dicembre la proroga scadrà, e allora torneremo a Roma, ci faremo sentire per chiedere una compensazione, anche facendoci forti delle cifre sui reati pubblicate in questi giorni. Non dimentichiamoci che l’anno scorso abbiamo ottenuto una decina di poliziotti che hanno compensato il turn over della Questura». Insomma, l’esercito non è più un dogma e forse tra qualche mese spariranno le divise dal centro storico. Ma l’assessore Milone vuole comunque togliersi un sassolino, e lo getta contro Giovanni Mosca, presidente Pd della Circoscrizione Ovest.
«Mi è capitato di leggere anche da parte di qualche presidente di Circoscrizione (si riferisce a Mosca, ndr) critiche circa l'utilizzo dei militari - dice l’assessore - Se ben ricordo, dopo qualche giorno dal loro arrivo in città, il medesimo presidente reclamò il loro impiego anche nella sua circoscrizione. Che ipocrita». (p.n.)
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