Il presidio
«Non ci si fossilizzi sulla città-fabbrica»
Prato Futura prepara le osservazioni al piano strutturale. E sottolinea come serva maggiore flessibilità, anche sui volumi
PRATO. E’ sbagliato rimanere fermi e legati al passato. Anche a quel passato di cui tutti andiamo fieri. Ma Prato è Prato proprio perchè è stata capace di guardare avanti e cambiare, come un camaleonte, «superando vincoli e rigidità».
E’ questa la sintesi di un documento dell’associazione di imprenditori e professionisti Prato Futura inviato al sindaco Roberto Cenni e all’assessore all’urbanistica Gianni Cenni come osservazione al piano strutturale.
I nodi individuati per lo sviluppo futuro della città sono vari ma il cuore è tutto nelle prime tre righe.
«Applicare vincoli conservativi e procedure di ristrutturazione, recupero e ricostruzione fedele e restauro ad oggetti di scarso valore e applicare tali vincoli a notevoli porzioni del territorio urbano e una strategia non condivisibile».
Una presa di posizione chiara che dice: «la tutela si giustifica quando ricorrono certe condizioni: quando gli interventi non falsificano l’oggetto, quando non utilizzano l’oggetto solo per le qualità formali di una facciata separando così la storia estetica del manufatto dalla storia spaziale e funzionale dello stesso».
Lo sforzo che Prato Futura fa è quello di immaginare una città capace di trasformarsi «al di là dei volumi».
Un concetto espresso con coraggio dal momento che chiedere maggiore flessibilità nel costruire significa non riscuotere il plauso di tutti in una città dove il timore di una cementificazione selvaggia è forte e dove proprio una parte degli imprenditori viene ritenuta responsabile.
Del resto però è anche vero che architettura e urbanistica devono anticipare i cambiamenti ed ecco che nell’osservazione al piano strutturale presentata dall’associazine si parla dell’esigenza di prevedere un’emersione sempre maggiore dell’imprenditoria orientale (anche dal punto di vista urbanistico), nell’individuare comunque un’evoluzione del settore manifatturiero, della crescita di industrie di settori alternativi come l’agro-alimentare e la cultura artigiana del dolciario, il terziario non sempre legato all’economia tradizionale e quindi l’esigenza di lavorare su un marketing territoriale.
E ancora: turismo e collegamenti con i territori circostanti.
Sia con un’integrazione con le zone di Gigli e Parco Prato, sia con Peretola e con Firenze, sempre più collegata col mondo ma lontana dalla nostra città.
«Il nuovo piano strutturale - si legge ancora nella nota allegata alle osservazioni - potrà porre le basi per una nuova interpretazione della città fabbricasfruttando di questa lequalità spaziali e quando sono notevoli anche le qualità architettonichedei manufatti senza farsi imprigliare dal mantenimento a tutti i costi di forme che seppur nate in un determinato contesto e periodo non sempre si giustificano per la loro esemplarità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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